La primavera e le piogge capricciose, perché qui piove e là no?
Non sempre la pioggia si manifesta come fenomeno uniforme nel tempo e nello spazio, anzi raramente è così, soprattutto le periodo primaverile. Scopriamone i motivi.

"Hai sentito che acqua stanotte"? "Da me era asciutto non è caduta una goccia". Quante volte ci è capitato di scambiare queste battute. Sicuramennte non sono la "creme" per un professionista del settore, ma per la gente comune l’osservazione può costituire un intelligente motivo di riflessione sul fenomeno pioggia.
Se facciamo la dovuta eccezione per quanto avviene nel corso dei passaggi frontali (perturbazioni), quando si hanno precipitazioni nel complesso piuttosto estese, in tutti gli alti casi gli scrosci avvengono a macchia di leopardo e si presentano altresì modulati anche nell’intensità. Da cosa deriva questo salto, questa differenza così importante da luogo a luogo?
Anzitutto al tipo di massa d’aria che ci sta sorvolando. In essa la quantità di umidità che viene trasportata può subire diverse pulsazioni. Le cause più frequenti di queste pulsazioni possono essere dovute sia alle asperità che la nostra massa d’aria è costretta ad attraversare lungo il suo percorso, ad esempio ostacoli orografici, coste alte, imbuti vallivi, oppure a salti termici che si frappongano al letto di scorrimento stesso.
Cionondimeno anche la presenza di nuclei di vorticità (mulinelli d’aria di tipo ciclonico e anticiclonico) in transito alle quote superiori, e che generalmente viaggiano in seno al flusso portante, possono favorire o meno lo sviluppo di moti verticali. Proprio l’intensità di questi ultimi sta alla base della formazione delle precipitazioni. Non ultime anche le caratteristiche microfisiche dell’atmosfera, ivi compresa la composizione delle particelle d’aria nel nostro solito flusso che può prevedere o meno la presenza di nuclei di condensazione o di congelamento.
Anche la composizione stessa delle masse nuvolose, ivi comprendendo soprattutto la presenza di strutture miste acqua/ghiaccio, può favorire o meno le precipitazioni.
Insomma, come vedete gli elementi da tenere in considerazione sono molti e su scale molto diverse che vanno dalla sinottica alla microfisica. Per questo motivo i modelli fisico-matematici, in modo particolare quelli idrostatici dove il prodotto finale dedicato alle precipitazioni viene ricavato da una pesante approssimazione nel sistema di equazioni, possono inquadrare e risolvere con difficoltà un evento piovoso o nevoso.
Ne risulta che anche il personale previsore può venire fuorviato o costretto ad elaborare in proprio un metodo per giungere con maggior correttezza alla prognosi richiesta. Piove o non piove? Alla fine è questo che alla gente interessa. La domanda tanto semplice non sottintende certo una risposta così immediata: implica l’analisi di omega, moti verticali, umidità relativa, assoluta, correnti al suolo, in quota, verticali, orizzontali, calde, fredde, presenza di montagne, mari, laghi, pianure…. Poi forse ci arriviamo.
Ma quanto è difficile star dietro al valzer della pioggia!
Autore : Luca Angelini