00:00 26 Dicembre 2003

Calabria: l’influenza delle correnti da nord sulle nevicate

Considerazioni sull'impatto delle correnti settentrionali sulla Calabria.

Calabria: l’influenza delle correnti da nord sulle nevicate

Le previsioni dei giorni antecedenti la vigilia di Natale 2003 lasciavano pensare ad un ondata di freddo e neve molto forte per la Calabria.

Il ricordo dell’ondata di maltempo del giorno 08/12/03, sembrava dovesse essere superato nell’entità dei fenomeni.
La situazione che si è invece verificata è apparsa ridimensionata rispetto a quanto previsto dai modelli.
Analizziamone i motivi.
L’afflusso di aria fredda, proveniente da Nord Nord-Est è arrivato puntuale sulla nostra Penisola, investendo in pieno la fascia Adriatica centro-meridionale, già dalla giornata del 23. Ben presto si sono avute cospicue nevicate su tutti i rilievi abruzzesi, molisani e lucani.

Gli accumuli di questi gironi hanno superato il metro di altezza. In alcuni punti si sono registrati valori maggiori di due metri, ma è da ritenere che queste misure siano state frutto di accumuli dovuti al vento, più che effetto delle precipitazioni.

I bassi valori di temperatura alla quota d 5000 metri, prossimi a -34°, e gli altrettanto bassi valori alla quota di 1500 metri, hanno consentito precipitazioni nevose assai cospicue, incrementate dal fatto che questi rilievi montuosi, trovandosi sopravento rispetto alle correnti di Nord -Nord-Est, hanno risentito positivamente del cosiddetto “effetto Stau”.

La Calabria invece è rimasta sottovento al flusso freddo. Il massiccio dell’Appennino lucano, alto 2500 metri, ha finito per creare uno sbarramento non superato dal flusso freddo. La “bolla fredda” si è concentrata sul settore centro-meridionale della Penisola, relegando la Calabria a temperature che non hanno raggiunto a 5000 metri, i -30°C.

La “bolla fredda” non ha mai raggiunto la regione calabrese, traslando verso est, senza toccare quindi il lembo della Penisola.
Sulla regione si sono avute precipitazioni nevose più cospicue sul Pollino e sulla Sila, con apporti di neve prossimi ai 30 cm. Sulle cime dei rilievi appenninici, cosi come sull’Aspromonte, la neve è apparsa in modo sporadico per pochi minuti, imbiancando ad esempio le alture di Lamezia nella notte di Natale dalla quota di circa 700-800 metri, senza però creare accumuli degni di considerazione.

Non è stato tanto il valore termico delle correnti in quota, non sufficientemente basso, ad impedire fenomeni di entità rilevante, quanto proprio l’orografia dei luoghi.

Quando la direttrice delle correnti fredde è prevalentemente settentrionale, da Nord – Nord-Est appunto, questa stessa trova la Calabria sottovento rispetto al massiccio appenninico del Pollino, alto 2500 metri.

Ne è la riprova la mancata forte ventilazione settentrionale, prevista per la giornata del 24 sul Tirreno meridionale.
Se si osservano i valori del vento si leggono punte su Lamezia di 20 nodi, in un solo momento. Erano invece previsti valori ben maggiori: venti forza 6 da Nord, con raffiche forza 8.

Perché sulla Calabria i fenomeni e le precipitazioni nevose siano intense, occorre che il flusso che le accompagna abbia direttrice a più marcata componente orientale, ovvero provenire dai Balcani, e non dalla Scandinavia, quale era appunto il flusso freddo di Nata
Autore : Ugo Notaro