DOSSIER: zero termico a MILANO da GIUGNO a SETTEMBRE nel trentennio 1976-2005: quello che non ti aspetteresti…
Con questo lavoro si intende analizzare l’andamento trentennale dello zero termico di Milano Linate per poi mettere in relazione questo parametro con le variazioni dei ghiacciai del settore lombardo delle Alpi.
I dati sono disponibili, pur con qualche interruzione, a partire dal 1973.
La stazione scelta permette di stimare con una certa precisione le condizioni termiche dell’atmosfera delle zone alpine della regione, distando in linea d’aria da un minimo di 80 km circa dai ghiacciai delle Alpi Orobie (Bergamo) ad un massimo di 150 km da quelli dell’Ortles Cevedale (Sondrio).
Come è noto i principali fattori che determinano le variazioni dei ghiacciai sono le precipitazioni solide e le temperature estive. Poiché è difficile avere serie storiche delle temperature nelle stazioni di alta quota, che per difficoltà logistiche sono spesso limitate nel tempo, frequentemente con lunghe interruzioni e mal distribuite sul territorio, di norma si utilizzano i dati di stazioni poste sul fondovalle o in zone pedemontane.
Con queste approssimazioni però si possono compiere errori anche grossolani sia per le forti variazioni del gradiente termico altitudinale in funzione delle condizioni meteorologiche (inversione termica in condizioni di alta pressione, fhoen) sia, soprattutto, per la formazione della cupola di calore nelle zone urbane.
Quest’ultimo fattore va ogni anno sempre più assumendo importanza e diffusione spaziale maggiore e non riguarda solo le grandi metropoli, ma ormai anche i centri urbani di minori dimensioni.
Inoltre molte stazioni meteorologiche, situate all’inizio della serie storica in zone senza influenze antropiche, registrano oggi temperature fortemente modificate dalla presenza delle costruzioni urbane e non più confrontabili con quelle iniziali della serie.
In base a queste considerazioni rivestono grande importanza i dati delle temperature fornite dai radiosondaggi registrate con i palloni sonda. Poiché le rilevazioni avvengono nella libera atmosfera, esse non sono influenzate dal riscaldamento o dal raffreddamento del suolo o dalla cupola di calore urbana eventualmente presente, ma registrano la temperatura della massa d’aria, tra l’altro senza che si debba tener conto dall’orario della misura.
METODOLOGIA
La disponibilità dei dati permette di esaminare ed analizzare il trentennio che va dal 1976 al 2005; la lunga serie presa in esame risulta particolarmente interessante perché comprende un periodo iniziale, la seconda metà degli anni ’70 dello scorso secolo, nel quale le condizioni climatiche e termiche erano molto favorevoli alla glaciazione alpina, ed il passaggio alle attuali condizioni favorevoli alla deglaciazione, dagli anni ’80 dello scorso secolo in poi. L’analisi riguarda i dati suddivisi per mese e raggruppati per quinquennio del periodo che va da giugno a settembre.
Questo è infatti il periodo dell’anno nel quale le temperature influiscono sulle condizioni del glacialismo e nel quale la quota dello zero termico supera mediamente quella dei bacini di accumulo e condiziona la fusione della neve e del ghiaccio.
Presso la stazione di Milano Linate dell’Aeronautica Militare generalmente sono disponibili i dati di quattro sondaggi giornalieri ed in alcuni limitati periodi di due sondaggi o addirittura di uno solo; è stato considerato come valore del giorno la media aritmetica dei valori disponibili. In alcuni limitati periodi si è sopperito alla mancanza di dati utilizzando le carte della temperatura giornaliera a 850 hPa ed effettuando opportune approssimazioni.
Questo è avvenuto parzialmente negli anni 1976 – 1977 e 1978 e solo nei pochi giorni nei quali non si disponeva di registrazioni.
RISULTATI OTTENUTI
Esaminando il mese di giugno nel periodo 1976 – 2005 le quote dello zero termico sono andate via via crescendo, a parte una diminuzione nel periodo 1986/1990. A partire da quest’ultimo quinquennio, la quota è andata sempre e costantemente aumentando, tanto che si nota un aumento di oltre 300m nel giro di soli 15 anni da 3190 m a 3598 m.
E’ soprattutto il contributo dato dalla terza decade del mese ad impressionare: nel primo quinquennio di questo secolo la quota è stata a livelli dei massimi estivi, con un valore che sfiora addirittura i 4000 m, oltre 400 m più in alto rispetto alla media della decade!
I mesi centrali dell’estate, luglio ed agosto, non mostrano invece questa particolarità: se si esclude il periodo 1976/1980, che fu molto favorevole al glacialismo e che, unitamente alle abbondanti precipitazioni nevose, determinò l’avanzata glaciale in molte parti delle Alpi Lombarde degli anni immediatamente successivi, i valori oscillano intorno alla media, senza mostrare una precisa tendenza.
In LUGLIO la quota massima viene raggiunta nel quinquennio 1980/1985 con 3957 m ed in agosto nel quinquennio 1991/1995 con 3931 m. Anzi per il mese luglio si può senza dubbio parlare di una tendenza alla diminuzione (- 150 m in un ventennio da 3957 m nel quinquennio 1980/1985 a 3807 m dell’ultimo quinquennio 2001/2005).
SETTEMBRE mostra una tendenza diametralmente opposta a quella del mese di giugno. Se si toglie il solito quinquennio 1976/1980, che fu, come è stato già detto, favorevole al glacialismo, la diminuzione è netta ed evidente: si passa dai 3602 m di quota del quinquennio 1981/1986 ai 3270 m di quota dell’ultimo quinquennio 2001/2005, con oltre 300 m di abbassamento dello zero termico.
Se si analizzano i dati complessivamente, calcolando la media di tutto il periodo giugno – settembre che comprende 122 giorni e poi la media del quinquennio, si rileva che il periodo con zero termico più elevato è ancora quello degli anni 1981/1985. Successivamente si nota l’abbassamento della quota di circa 100 m nei quattro quinquenni successivi che, per un periodo di 20 anni, rappresenta un valore molto significativo. Il quinquennio 1976/1980 si conferma dalle caratteristiche “glaciali”, con zero termico oltre 300 m più in basso del quinquennio successivo e circa 200 m in negativo rispetto agli altri quinquenni.
Come già è stato accennato questo periodo è stato comunque del tutto anomalo in quanto ha ripristinato condizioni molto favorevoli al glacialismo, invertendo una tendenza non positiva ormai consolidata per i ghiacciai che si era già manifestata in buona parte del Novecento ed anche nella seconda metà dell’Ottocento al termine della Piccola Età Glaciale.
CONCLUSIONI
Dall’esame dei dati del quadrimestre giugno – settembre rilevati a Milano Linate si registra un indubbio e consistente aumento, superiore ai 200 m, della quota dello zero termico tra il primo quinquennio 1976-1980 e quelli successivi.
Nel venticinquennio 1981-2005 però la quota non si è ulteriormente innalzata anzi, pur rimanendo su livelli elevati, ha subito una lieve diminuzione. Se si analizzano i singoli mesi, la tendenza è di un incremento della quota in giugno e di un significativo calo in settembre.
Purtroppo l’effetto di questo incremento all’inizio della stagione di fusione sui ghiacciai non è stato comunque neutro, poichè la variazione verso l’alto si verifica proprio nel periodo di massima insolazione del solstizio, fatto che comporta l’esposizione anticipata di vaste superfici di ghiaccio alla forte azione dei raggi solari ed ai successivi calori della lunga stagione estiva (Francou, 1993).
L’attuale rapido ritiro dei ghiacciai lombardi, e più in generale di quelli alpini, è certamente determinato dall’aumento termico, in particolare nella prima parte della stagione di ablazione, ma è anche influenzato dalla diminuzione degli apporti nevosi, che in questi ultimi anni è stata significativa. Comunque niente di nuovo, in quanto i ghiacciai si ritirano in modo significativo e quasi ininterrotto a partire dalla fine della Piccolà Età Glaciale, cioè da 150 anni circa.
I dati di questa stazione presentano poi una particolare e singolare situazione che ritengo sia il caso di mettere in evidenza: non si riscontrano, almeno per ora e per i soli mesi considerati, le tendenze descritte dalla diverse teorie del riscaldamento globale, basate su modelli matematici e non su basi sperimentali, quali quelle fornite dall’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc).
Secondo il rapporto di questo importante organismo connesso con l’ONU, si dovrebbe verificare già ora un forte aumento delle temperature medie del pianeta con una variazione positiva di ben 1,4 ÷ 5,8 °C entro il 2100.
Questi sono dati parziali in quanto riguardanti quattro mesi dell’anno e si riferiscono ad una sola stazione, ma in effetti l’ipotizzato grafico a forma di “bastone da hockey” non si vede neppure lontanamente.
Secondo il mio parere l’atmosfera segue leggi che probabilmente l’uomo ancora non conosce in modo approfondito e le cui espressioni dipendono da moltissimi parametri (non solo anidride carbonica, ma anche metano, vapore acqueo, ecc.) di cui non si comprende appieno il meccanismo di interazione ed i relativi feed back. Tra l’altro, scarsa attenzione è stata data in questi studi alla variabilità della radiazione solare in relazione alla presenza o assenza di macchie solari.
La prosecuzione della raccolta e l’analisi dei dati futuri e di quelli già registrati, con l’eventuale disponibilità di quelli precedenti al 1973, estesa anche ad altre stazioni vicine alle Alpi, permetterà un se pur modesto contributo allo studio delle variazioni climatiche e alla loro verifica sperimentale.
BIBLIOGRAFIA
Archiv der NCEP Reanalysis – http://www.wetterzentrale.de/topkarten/tkreaar2.htm
Catasta G. (2003) – Lo zero termico estivo a Milano nel decennio 1991 – 2000, Terra glaciālis VI, Milano
Crichton M. (2005) – Stato di paura, pp. 651 – 686 – Garzanti, Milano
Francou B. (1993) – Hautes montagnes passion d’exploration, cap. IV, Masson, Paris
Gerelli E. (2002) – Mito e realtà dei cambiamenti climatici globali, Economia Pubblica, n.5
Intergovernmental panel on climate change (Ipcc) – Climate change 2001 – http://www.ipcc.ch/
Servizio Glaciologico Lombardo (2005) – Campagna glaciologica 2004, Terra glaciālis VIII, Milano
University of Wyoming – http://weather.uwyo.edu/upperair/
Autore : Guido Alberto Catasta