00:00 28 Marzo 2014

Quello degli URAGANI è un ciclo naturale!

L'oscillazione del numero degli uragani è frutto di un ciclo naturale! Secondo una ricerca condotta dal Geological Survey of Sweden, nell'oscillazione del numero di uragani degli ultimi anni c'è tutta la normale ciclicità che non ha nulla a che vedere con il riscaldamento globale.

Quello degli URAGANI è un ciclo naturale!

L’altalena del numero di uragani che si registrano nell’Atlantico sarebbe solo frutto di un ciclo climatico, senza alcuna "forzatura" da parte dell’uomo.

Lo conferma uno studio eseguito su campioni di corallo degli ultimi tre secoli.
La densità con cui si formano le barriere coralline è influenzata dalla quantità di pioggia caduta, che a sua volta é legata alla presenza di uragani.

I ricercatori del Geological Survey of Sweden hanno studiato lo scheletro delle barriere coralline del nordest dei Caraibi.

Come per gli alberi, ogni anno la crescita dei coralli lascia un anello, che può quindi essere utilizzato anche per datare la struttura, che in questo caso ha più di 200 anni.

Il risultato della ricerca è stato che dal 1760 la frequenza degli uragani è diminuita gradualmente, fino a raggiungere il minimo negli anni ottanta.

Da questa data il numero ha iniziato a crescere, con un picco di attività nel 2005, proprio quando si è effettivamente registrata una particolare attività, culminata con i devastanti uragani Rita e Kathrina, poi sono di nuovo mediamente calati.

Il cosiddetto "wind shear", cioé la differenza tra la velocità e la direzione del vento in quota e di quello vicino alla superficie, influenza la formazione dei coralli – spiega Johan Nyberg, che ha condotto lo studio – se è alto le piogge diminuiscono, e il corallo è più denso.

Questo avviene perché con poca pioggia la salinità dell’acqua aumenta, e questo modifica il modo con cui i coralli costruiscono il loro scheletro.

L’osservazione che gli uragani sono quasi raddoppiati dagli anni settanta al 2005 era già stata fatta basandosi sui dati misurati direttamente. Secondo Nyberg, i le loro strutture fungono da ottimo archivio, che può arrivare fino a tre secoli.

Secondo questo "osservatorio naturale", l’altalena del numero degli uragani non sarebbe altro che ciclo già vissuto ed osservato più volte.

Questa ricerca smentisce alcune teorie secondo cui sarebbero i cambiamenti climatici causati dalle emissioni di origini antropica, e non fattori naturali, la causa dell’intensificarsi degli uragani.

Una delle principali critiche mosse alla ricerca è che le equazioni applicate dai ricercatori svedesi non tengono conto di un fattore importante come la temperatura dell’acqua, che negli ultimi anni è in forte aumento e che secondo alcuni è legata direttamente all’attività atmosferica.

Secondo altri studiosi invece i dati svedesi sono giusti ma confinati alla zona geografica dei Caraibi.

"La parte a nordest dei Caraibi oggi è esattamente nella zona dove si abbatte la maggioranza degli uragani – fa notare James Elsner, dell’università della Florida, citato dal sito del settimanale New Scientist – ma non sappiamo se è sempre stato così.

Una variazione dell’attività degli uragani in questa regione potrebbe indicare un cambio nella loro direzione, non nell’intensità totale.

Di sicuro wind shear e temperatura della superficie dell’acqua sono entrambi importanti per la formazione degli uragani, ma bisogna stabilire quale dei due ha l’effetto maggiore".
 

Autore : Alessio Grosso