La Grande Tempesta del 1703 in Inghilterra
Un fortunale che assunse le caratteristiche di una vera e propria calamità.
Le Isole Britanniche, si sa, sono terra di grandi bufere di vento, specialmente durante l’autunno e l’inverno; in tali occasioni le forti perturbazioni in arrivo dall’Atlantico sono in grado di provocare anche danni ingenti ad alcune infrastrutture.
Qualche volta però i cicloni investono il Regno Unito con una potenza inaudita, perché magari derivano da uragani in parziale indebolimento in arrivo dai Tropici e dagli Stati Uniti; un caso del genere si verificò il 26 novembre del 1703, quando una perturbazione di eccezionale violenza devastò Inghilterra meridionale e Galles.
Le cronache del tempo raccontano che dopo una serata tranquilla e serena, poco prima della mezzanotte all’improvviso le coste della Manica vennero investite da raffiche di vento spaventose, che provocavano un frastuono assordante ed una sorta di inquietante ululato fra gli alberi delle navi ormeggiate nei porto; curiosamente però le piogge che accompagnarono il vento furono molto scarse, così come i tuoni ed i lampi.
Attorno alle 2 di notte del 27 novembre i venti toccarono la punta più elevata, con raffiche fino a 160 km/h, una velocità che si mantenne costante per più di 3 ore, per poi diminuire rapidamente attorno alle 8 del mattino.
Il fortunale proveniva da sud-ovest e quindi poté investire in pieno la Cornovaglia, provocando una enorme onda retrograda sul fiume Severn, che superò di 2,5 metri il livello massimo delle normali maree nella zona; la sua potenza distruttrice produsse danni per centinaia di migliaia di sterline, sia nei magazzini del Porto di Bristol che nelle campagne circostanti.
Tuttavia fu il vento a produrre i problemi più grossi: più di 800 abitazioni, migliaia di mulini a vento e decine di chiese furono rase al suolo in tutta l’Inghilterra meridionale, quasi tutti gli alberi furono sradicati; il vento era così intenso da far sfracellare gli uccelli in volo contro i muri delle abitazioni ancora in piedi.
Una testimonianza “eccellente” dell’avvenimento venne data da Daniel Defoe, l’autore del “Robinson Crusoe”; egli infatti riferisce che le tegole spazzate via dal vento furono talmente tante da portare il loro prezzo sul mercato da 21 scellini fino a 6 sterline per migliaio; addirittura lo scrittore rimase profondamente colpito dalla devastazione di Londra, una devastazione che solo una forte esplosione poteva creare.
A conti fatti le vittime umane della tragedia furono ben 123 nella sola Londra, ma in realtà vanno contati anche gli 8000 marinai che si trovavano in mare in quelle ore; d’altra parte le navi sulle quali erano imbarcati vennero strappate dagli ormeggi nei porti e scaraventate le une contro le altre, per poi affondare (fra queste vanno considerate anche 15 navi da guerra), alcune di quelle che si trovavano in mare aperto furono ritrovate molti giorni dopo addirittura sulle coste della Norvegia!
Insomma la Grande Tempesta fu una vera e propria calamità; per fortuna che eventi di simile portata non si sono più verificati.
Autore : Redazione MeteoLive.it