Il clima degli ultimi 50 anni, cosa è cambiato veramente? (quinta parte gli anni 2000)
Analizziamo quali sono state le caratteristiche peculiari degli ultimi anni, caratterizzati da una fase climatica evidentemente più calda e asciutta rispetto ai decenni precedenti
Se negli anni ’90 la risalita della fascia anticiclonica subtropicale iniziava ad essere evidente. Negli anni successivi tale forzante è risultata determinante nel cosiddetto stravolgimento climatico sul Vecchio Continente. L’espansione verso nord della circolazione chiusa subtropicale nota come “cella di Hadley” si è rivelata quindi un vero e proprio cavallo di battaglia del Global Warming.
La situazione in realtà ha visto l’anomalia vera e propria nella propensione atmosferica a frequenti blocchi delle correnti occidentali che scorrono alle medie latitudini. Questo ha determinato un tipo di circolazione che si è rivelata prevalentemente favorevole ad invasioni di aria molto calda di origine nord-africana ma anche di situazioni opposte come è accaduto nella piovosissima estate del 2002.
L’apice dei blocchi altopressori subtropicali, seguito alla fresca estate precedente, si è manifestato senza ombra di dubbio durante l’estate più rovente del secolo, quella del 2003. Situazione analoga ma riferita alla stagione fredda si è poi ripresentata durante il nevoso inverno 2004-05 e il seguente non inverno del 2006-07.
Per quanto riguarda le anomalie invernali la causa preponderante può essere inquadrata nella immane forza del vortice polare come ci risulta dall’indice AO (oscillazione della pressione artica) molto spesso in terreno fortemente positivo. Molto potente è risultato in particolare il suo ramo canadese, la cui importanza risiede nel fatto che esso guida l’uscita della corrente a getto e quindi delle onde depressionarie dal continente nord-americano verso l’Europa occidentale.
Da segnalare anche i prevalenti episodi di El Nino (acque più calde della norma nel Pacifico equatoriale ininterrottamente dal 2002 al 2006) e le parimenti alte temperature dell’oceano Atlantico, così come evidenziato dall’indice AMO (oscillazione multidecennale delle temperature atlantiche) in terreno abbondantemente positivo.
Quest’ultimo, di concerto con il vortice canadese da una parte e dall’ingerenza anticiclonica subtropicale dall’altra (probabilmente stimolata anche dagli episodi di Nino), si è concretizzata con un indice NAO (oscillazione della pressione sul nord Atlantico) prevalentemente positivo. In sostanza le perturbazioni hanno imboccato l’autostrada del nord Europa andando ad investire spesso la penisola Scandinava e lasciando il Mediterraneo in balia di alte pressioni, siccità e temperature più miti della norma.
La situazione pare ribaltarsi proprio nei primi mesi del 2008, con un affondo deciso delle depressioni verso le medie latitudini e la formazione di un ostinato anticiclone tra Scandinavia e Finlandia, Il tutto sembra conseguente a vari fattori, ivi compreso il minimo di attività solare, l’episodio di Nina di quest’inverno, il raffreddamento delle acque del Pacifico al largo del nord America (Indice PDO negativo) e il ritocco al ribasso delle temperature atlantiche con un indice AMO evidentemente in discesa. L’indice NAO infatti mostra frequenti escursioni in terreno negativo agevolando questa volta l’ingresso delle piogge insistenti sul bacino occidentale del Mediterraneo e sull’Italia. Ma questa è già storia contemporanea.
Autore : Luca Angelini