Global Warming: scenari meno estremi per il futuro
E' quanto emerge dalle più recenti simulazioni dei modelli climatici, migliorati, con l'inserimento di serie storiche e dei più recenti dati disponibili.
Modelli migliorati, studi ripresi e conclusioni cambiate: la Terra non andrà incontro a catastrofe per motivi climatici. Il riscaldamento globale ora, alla luce delle ultime pubblicazioni, non fa più paura o, per lo meno, non fanno più paura i catastrofici scenari che paventavano imminenti apocalissi sulle nostre città.
Uno studio condotto da un gruppo internazionale di ricerca dell’Università di Oxford, capeggiato da tal Alexander Otto, ha dimostrato che gli scenari più estremi previsti dai vecchi modelli di riscaldamento globale non si verificheranno, anche se c’è ancora concretamente il rischio che entro i prissimi 100 anni venga raggiunta e forse superata la soglia di un riscaldamento medio di 2 °C.
Le simulazioni precedenti prevedevano che con le attuali emissioni di "gas serra" la stabilizzazione delle temperature a seguito del riscaldamento globale sarebbe stata raggiunta dopo un aumento delle temperature globali medie compreso fra 2,2 e 4,7 °C. Per quanto riguarda la risposta climatica rapida, la curva di modifica delle temperature globali nel breve termine, il ritocco è stato apportato da +1,8°C di prima a +1.3°C di adesso.
I risultati sono stati ottenuti tendendo conto, sia delle serie storiche dal 1850 al 2005, sia dei più recenti dati relativi alle temperature globali, che nel corso dell’ultimo decennio hanno indicato una leggera flessione nell’incremento della temperatura rispetto ai decenni precedenti. Sono stati inoltre applicati i più innovativi modelli di coupling, ovvero di interazione tra oceani e atmosfera, per la valutazione effettiva dei flussi di energia.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, dal quale si è scoperto che negli ultimi dieci anni, la Terra nel suo complesso ha continuato a riscaldarsi, ma il riscaldamento è avvenuto in gran parte a carico delle acque oceaniche profonde, piuttosto che su quelle superficiali.
Jochem Marotzke del Max-Planck-Institut per la meteorologia di Amburgo afferma che il 94 per cento dell’eccesso di energia entrato nel sistema fra 1971 e 2005 è stato assorbito dagli oceani, il 2 per cento circa dalla fusione dei ghiacci, il 3 per cento dai continenti e solamente l’1 per cento sarebbe rimasto in atmosfera.
Reto Knutti del Politecnico federale di Zurigo sottolinea che, sebbene la risposta sia nella parte bassa dell’intervallo di incertezza, i nuovi dati contribuiscono a escludere gli scenari più estremi per i tassi a breve termine del riscaldamento globale.
Autore : Luca Angelini