Clima e dintorni: i misteri dell’Artico…
Cosa c'è sotto l'Artico? Una complessa struttura geologica, una tettonica assai tormentata e costellata di vulcani.
Artico: solitamente ci si sofferma su quello che accade sopra, vicende legate al clima e alla meteorologia, all’avvicendamento delle stagioni e allo sbilancio tra i vari indici climatici che mischiano sapientemente le complesse interazioni tra correnti oceaniche e atmosferiche. Ma cosa c’è al di sotto?
Un reticolo di cuciture che tengono insieme le varie placche tettoniche e fanno somigliare la nostra Terra ad una gigantesca palla da baseball. Una di queste “cuciture”, forse la più nota, è la Dorsale Medio-Atlantica, che per oltre 25 mila chilometri e taglia in due il fondale dell’omonimo oceano. La sua propaggine più settentrionale, dopo aver attraversato l’Islanda, che della medesima dorsale ne è una sorta di gobba emersa, prosegue verso nord-est tra la Scandinavia e la Groenlandia.
Corre poi ad ovest delle isole Svalbard, si proietta quindi nel Mar Glaciale Artico dove, due sue propagazioni: una meno attiva, la Lomonosov Ridge, e una più recente, la Gakkel Ridge, attraversano in parallelo il fondale, poco lontano dal Polo Nord geografico, in direzione SW-NE. L’imponente struttura tettonica costituisce gran parte del margine, più o meno noto, tra la placca Eurasiatica e quella Nordamericana.
Tale giuntura è completamente ricoperta dai ghiacci della banchisa polare, proprio dove questi raggiungono gli spessori maggiori e dove, almeno per ora, non arrivano mai a fondere completamente. L’intera Dorsale Medio-Atlantica, spaccatura tra le più attive della crosta terrestre, è costellata da una lunga serie di coni vulcanici, in gran parte sottomarini. Non mancano porzioni emerse, come già detto l’Islanda; ma anche centinaia di isole vulcaniche: dalle Azzorre a Sant’Elena, da Tristan da Cunha, alla neonata Surtsey.
Come detto però, i coni vulcanici sottomarini sono numerosissimi, tra piccoli e grandi siamo nell’ordine delle migliaia. Uno di questi giace lungo la Lomonosov Ridge, a circa 1500m di profondità sotto la banchisa polare, oltre l’88° parallelo nord, ossia a poco meno di 200 km dal Polo nord; a circa 65°W, ossia ad un centinaio di km dalle coste settentrionali della Groenlandia.
Secondo studi recenti, alcuni depositi di ceneri e pomici vulcaniche, scoperti sulle coste dello Svalbard e datati seconda metà del ‘400 e prima metà del ‘700, potrebbero essere stati prodotti dall’attività eruttiva di questo vulcano, o di altri ancora poco noti o sconosciuti, comunque presenti al di sotto della banchisa polare. Un altro paio di coni vulcanici sottomarini giacciono anch’essi a circa 200 km dal Polo Nord, ma in direzione delle Isole di Francesco Giuseppe, prossime alle coste della Siberia.
A questo punto è lecito porsi alcuni interrogativi: cosa potrebbe succedere, se si verificasse una potente eruzione vulcanica, da questo o da altri coni vulcanici al di sotto della banchisa polare? Se una violenta eruzione vulcanica si sfogasse sotto la banchisa polare, quest’ultima o parte di essa potrebbe frammentarsi e sgretolarsi in migliaia di giganteschi iceberg, con una completa ridislocazione delle masse glaciali.
Ricordiamo comunque che la massa glaciale della banchisa artica è inferiore di oltre cinquanta volte, in volume, rispetto a quello della sola Groenlandia. È ragionevole d’altra parte ritenere che lo stato della banchisa stessa non dipenda soltanto da ciò che la sovrasta, ossia la libera atmosfera e le correnti oceaniche, ma anche da ciò che si nasconde nelle complesse leggi della tettonica, il tutto legato da connessione tutte da scoprire.
E il mistero continua…
Autore : Luca Angelini