INVERNO: una deriva mite inattesa e prolungata dopo l’esordio “old style”, risorgerà nel finale?
Il perché di un clamoroso scivolone nella seconda parte di stagione. Le prospettive.
L’inverno mediterraneo è praticamente finito. Basta osservare le mappe di tutti i modelli stamane per sentenziarlo in maniera quasi definitiva. Dopo gli esordi quasi trionfali con i ripetuti affondi freddi e la neve, a tratti anche in pianura al nord e a gennaio in collina in Adriatico, stiamo vivendo la classica sfuriata da ovest delle correnti atlantiche, mite e piovosa, ma con il freddo ben confinato oltralpe.
Paradossalmente sul nord Europa è presente un serbatoio gelido non trascurabile ma le correnti non lo convogliano mai verso sud, bensì a ritroso verso il Regno Unito e addirittura il nord Atlantico.
In pratica, in seguito probabilmente allo stratwarming di inizio gennaio, si è instaurata una circolazione molto fredda antizonale nel nord Europa ed una del tutto opposta zonale, cioè da ovest verso est, anche abbastanza caparbia, che pilota aria mite e a tratti perturbazioni cariche di pioggia verso il Mediterraneo centrale.
Lo testimoniano le anomalie pressorie a 5500m previste sino al 10 febbraio, dove si nota lo scorrimento delle grandi depressioni tra Atlantico e centro Europa con parziale coinvolgimento anche dell’Italia tra piogge frequenti ma ben poco freddo:

Con l’aria fredda che non raggiunge mai il sud del Continente, gli anticicloni subtropicali prendono coraggio e guadagnano un po’ di spazio verso il Mediterraneo senza riuscire peraltro a riportare del tutto la stabilità perduta.
Ecco infatti il tentativo degli anticicloni di riprendersi il Mediterraneo nella seconda decade di febbraio, c’è un po’ di incertezza sull’Italia, dove però i fronti da ovest non dovrebbero più sfondare con tanta facilità:

Se non altro questa è stata la vera novità della stagione: la mancanza di un vero anticiclone che portasse stabilità duratura, ma senza anticiclone sono mancate anche le inversioni di temperatura, le notti serene, le nebbie fredde nelle valli (osservate davvero molto sporadicamente) e solo la neve al suolo presente nei fondovalle alpini dal 28 dicembre in poi, ha consentito per effetto albedo, il raggiungimento di temperature minime rilevanti.
Certo la pioggia è sempre preziosa sull’Italia e quella non è certo mancata, così come le abbondanti nevicate in montagna nella prima parte di stagione, ma l’inverno però con queste correnti anche nelle Alpi, specie sotto i 1200m, potrebbe terminare prima del previsto, per fortuna ad alta quota l’arrivo di altre precipitazioni, sia pure in un contesto mite, rifornirà i pendii e i ghiacciai di nuova neve fresca, anche se molto bagnata.
Disastrosa invece la situazione prevista in Appennino: la fusione del manto continuerà inesorabile se queste temperature dovessero, come sembra, mantenersi almeno sino alla metà del mese.
L’anomalia termica prevista a 1500m per la seconda decade di febbraio è palese in questa carta:

In gennaio una situazione del genere sarebbe stata mascherata dalla breve durata del dì, ma a febbraio l’anomalia termica risulterà più evidente.
Dunque tutto finito? L’inverno classico con buona probabilità SI, il colpo di coda statisticamente è sempre probabile, specie con tutto il freddo che si è accumulato al Polo. Dunque aspettiamoci una sfuriata fredda tra fine febbraio e la prima parte di marzo, ma nessuno sa con certezza quando questa configurazione si modificherà in modo sostanziale.
Autore : Alessio Grosso