00:00 11 Novembre 2009

L’ondata di freddo del dicembre 1996: prima parte

Breve analisi tecnica semplificata e cronaca degli avvenimenti.

Il periodo tra Natale e Capodanno del 1996 è ricordato con particolare emozione da molti italiani amanti della neve e del freddo.

Ripercorriamone sinteticamente gli eventi che lo hanno caratterizzato: la prima parte del mese di dicembre trascorre con temperature miti provocate da un costante flusso occidentale che trasporta però anche aria umida, generatrice di precipitazioni al nord e sulle regioni tirreniche. Davvero poche le gelate, è appena il caso di aggiiungere che siamo nettamente al di sopra della media stagionale.

Sul nord Europa si prepara però un’intensa avvezione di aria artica, messa in moto dall’azione congiunta di un minimo sul nord della Russia e da un anticiclone sul settore nord-occidentale dell’Atlantico.

Il 23 dicembre il gradiente termico orizzontale al suolo tra il nord ed il sud Europa è fortissimo: valori anche superiori ai 20°C al sud stridono con i 5 gradi sottozero che si registrano mediamente in Austria e i 10-11°C della Valpadana.

La presenza e il rafforzamento di un anticiclone termico sulla Russia fa precipitare la situazione: una forte avvezione di aria gelida da est, il classico vento di Burano, si spinge in direzione dell’Europa centrale e della nostra Penisola.

Lo scarto barico ne esalta l’intensità e la spinta.
Il giorno di Natale chi abita in Pianura Padana vive una giornata uggiosa caratterizzata da strati bassi o nebbia alta. In serata sperimenta l’ingresso di un forte e secco vento freddo da est che arreca dapprima qualche pioviggine a causa del rimescolamento dell’aria e una modesta convezione, poi un generale rasserenamento che porta i valori minimi finalmente sotto lo zero. Solo un po’ di stau insiste a ridosso delle Prealpi, favorendo debolissime cadute di neve.

Ad alta quota il flusso diventa settentrionale e risulta molto secco.
Un minimo pressorio insiste ancora sulle regioni centro-meridionali finendo per essere riassorbito dalla saccatura presente sulla Russia.

Il giorno 26 il minimo è sullo Jonio e si accentua nel frattempo la colata fredda a tutte le quote da NNE, ormai chiaramente testimoniata dalla presenza di un anticiclone termico al suolo di ben 1040 hPa sull’Europa centrale.

Se al nord il cielo è sereno tranne sul Piemonte occidentale dove le correnti da est provocano un moderato effetto stau, sulle centrali adriatiche e al sud si attivano le prime nevicate sino a quote prossime ai litorali. Gran freddo sull’Appennino settentrionale intanto con ben -20°C al Monte Cimone.

La Bora sferza Trieste, in Friuli pochi si avventurano fuori casa, il vento è più forte nella bassa e fa battere i denti.
Il 27 ed il 28 l’avvezione fredda continua e la neve cade su tutte le regioni adriatiche sino alle coste pugliesi.
Qualche fiocco di neve da stau cade anche sul Piemonte occidentale e sull’Emilia-Romagna, neve a Bologna.

Il 28 dicembre si verifica l’evento che segnerà l’inizio della svolta “nevosa” generalizzata: un vortice freddo in quota con valori termici prossimi ai -30°C alla superficie isobarica di 500 hPa, cioè 5500 m, si posiziona sull’Italia, un centro di basso geopotenziale è presente sulla Spagna e il richiamo di correnti meridionali che lo precede investe le regioni centrali tirreniche: la sera e la notte del 28 dicembre la festa della neve sbarca su Toscana e alto Lazio, si imbianca l’Aurelia, Orte è innevata, nevica ovunque in Umbria.

Il tiepido respiro mediterraneo però comincia a farsi sentire, la Sardegna si scalda, la temperatura risale sul basso Lazio.

L’aria fredda intanto si è spinta sempre più ad ovest, dando origine a nuovi sistemi nuvolosi che gradualmente tendono a dirigersi verso il Mediterraneo.

Fine prima parte
Autore : Alessio Grosso