I cumuli preferiscono …. la terra
Prendiamo spunto dall'immagine satellitare di lunedì 11 giugno per capire dove e perchè si vanno ad addensare le nubi cumuliformi e dove invece non riescono a svilupparsi.
Ci troviamo in un caldo (ma non troppo) pomeriggio di giugno. L’aria è piuttosto instabile e alle quote superiori soffiano decisi venti sud-occidentali. Questa situazione vede le condizioni favorevoli allo sviluppo incipiente di nuvolosità cumuliforme anche di un certo spessore e con assi mediamente inclinati, nuvolosità che a ridosso dei monti può già dar luogo quindi a brevi rovesci o isolati temporali.
Durante lo scatto satellitare come da figura questi ultimi erano effettivamente in atto in stato iniziale sul comprensorio ossolano (alto Piemonte), sul settore orobico bergamasco, sui contrafforti meridionali delle Alpi Retiche e sul tratto appenninoco tra Liguria ed Emilia. Ma quello che preme farvi notare è in questo caso dove i cumuli non si formano.
Osservate bene quella zona cerchiata di bianco sulla pianura piemontese. Perchè li non ci sono cumuli? Primo: perchè in quella zona l’acqua abbondante delle risaie vercellesi crea come un unico grande lago la cui temperatura è minore delle zone circostanti. Le termiche, ovvero l’anima dei cumuli, non riescono a svilupparsi e l’area rimane quasi sgombra da nubi poichè l’aria diverge verso le zone di terra maggiormente riscaldate dal sole.
Oltretutto, secondo importante motivo, la convezione profonda (temporalesca) in atto a monte del flusso portante, ovvero sull’Ossola, sottrae energia alla cumulogenesi, la quale pertanto viene stroncata sul nascere.
Lo stesso dicasi per l’evidente solco del lago di Como (cerchio bianco a sinistra). Qui i venti di brezza meridionali (Breva) che si rinfrescano dal basso transitando sul pelo dell’acqua, portano aria più fresca anche verso il successivo solco valtellinese il quale rimane a sua volta sgombro da nubi. Anche in questo caso la forte cumulogenesi che si stava sviluppando sul settore orobico bergamasco a sud e sul settore retico a nord, ha tolto energia e lasciato il fondo della Valtellina al gradevole sole di metà giugno.
Una situazione cui sarebbe seguita una cumulogenesi più estesa e velenosa dovuta alle spiccate condizioni di instabilità della massa d’aria, con temporali che sono andati estendendosi a effetto domino senza guardare più in faccia niente e nessuno.
Autore : Luca Angelini