00:00 9 Maggio 2012

Cosa succede quando una perturbazione temporalesca deve valicare le Alpi?

Può succedere di tutto e, in effetti, l'impatto di intense perturbazioni contro il versante nord-alpino porta quasi sempre forte maltempo anche su diverse regioni d'Italia, nord in primis.

Cosa succede quando una perturbazione temporalesca deve valicare le Alpi?

 Chi mastica un po’ di meteorologia elementare sa bene quante difficoltà incontrino quelle perturbazioni che, in arrivo da nord, devono affrontare l’impegnativo scavalcamento della catena alpina. Questo è tanto più vero quanto minore è lo spessore dell’aria fredda che spinge da tergo la nostra perturbazione, un fronte freddo in questo caso.

Quando la massa d’aria che si mette in moto dal grande nord ha preso forma e origine sulle acque miste a ghiaccio dell’oceano Artico e immediati dintorni (aria artica marittima) e fluisce verso meridione scorrendo sopra territori tomentati (Scandinavia, Baltico) con continua alternanza di terraferma e mare, può incontrare diversi sobbalzi termici che la rimescolano verticalmente. A costo di un lieve riscaldamento la nostra massa d’aria ha però acquistato ora un notevole spessore verticale, anche oltre i 3000 metri.

In questo modo può agevolmente superare la catena alpina, un po’ come fa un’alta onda del mare quando si approssima ad una scogliera più bassa. L’onda si infrange ma dalla parte riparata ricadono cascate di schiuma. 

E allora immaginiamo il nostro fronte freddo che, una volta impattate le Alpi da nord, le abbraccia ondulando vistosamente: è il primo passo che porterà ad un sensibile peggioramento del tempo anche sul versante padano. L’aria fredda irromperà dapprima dalla porta della Bora, poichè da quel lato le montagne sono meno elevate, lo stramazzo dal lato piemontese e lombardo invece tarderà di alcune ore.

Nel semestre estivo la sequenza dei fenomeni, solitamente temporali violenti accompagnati da grandinate e eventuali fenomeni vorticosi, è la seguente:

1 – Il fronte freddo si approssima alle Alpi

2 – La massa nuvolosa frontale abbraccia i versante esteri della chiostra alpina ondulando vistosamente.

3 – L’aria fredda penetra dalla porta adriatica prima e da quella ligure dopo e il fronte si spezza.

4 – Dietro il fronte spezzato si forma una linea di groppo postfrontale che scende dalle Alpi precipitando veloce verso la val Padana.

Questa situazione porta dunque una sequenza di forti temporali da est a partire dal Triveneto, in particolare le Venezie, con coinvolgimento successivo della pianura lombarda, basso Piemonte ed Emilia Romagna. Intanto i primi rovesci si preparano sulla Liguria per ingresso del Libeccio freddo. Il fronte si sta spezzando. La linea post frontale è quindi già pronta, anche se in realtà non sempre è presente, e sfonda poi da nord investendo anche la Valle d’Aosta, il Piemonte e ancora la Lombardia.

Al suo seguito si avrà una rapida e consistente discesa delle temperature per ingresso ovunque del vento da nord e la possibilità di nevicate sulle Alpi a quote modeste per la stagione. Solo il seguito della massa d’aria, solitamente più asciutto, potrà dar luogo a un miglioramento ma non prima della giornata successiva. Torneranno cieli tersi, tempo molto fresco e  ventoso ma ancora possibilità di rovesci pomeridiani a macchia di leopardo per la presenza solitamente di ulteriori pacchetti di aria fredda in quota.

Autore : Luca Angelini