00:00 17 Aprile 2012

Quando un ciclone muore

Quando una fase di maltempo persiste per diversi giorni solitamente è legata alla presenza di un vortice di bassa pressione centrato sulle nostre regioni. Diverse perturbazioni vi confluiscono rinnovando la presenza di nubi e piogge finchè qualcosa non si sblocca...

Quando un ciclone muore

 Tempo che non si arrende, l’orizzonte che continua a buttare su nuvole, la pioggia che cade ritmata dal vento traverso. Il tutto in una stagione che invece nell’immaginario comune è una delle più radiose dell’anno: la primavera. Una perturbazione così vasta da durare giorni e giorni? Impossibile. Le perturbazioni, corpi nuvolosi che nascono per separare masse d’aria venute in conflitto lungo linee atmosferiche chiamate fronti, durano semmai alcune ore.

E allora di cosa si tratta? Ma certo di un ciclone o, pardon, meglio sarebbe dargli un nome meno equivoco: si tratta di un centro di bassa pressione. Quando questi soggetti sinottici si insediano sul Mare Nostrum, spalleggiati e alimentati dalle turbolente correnti che si infilano attraverso le porte aperte tra le varie catene montuose del suo circondario, possono insistere per diversi giorni.

La loro vita è pulsante con numerose perturbazioni che a ritmo più o meno regolare si sviluppano in seno al suo asse. Più il vortice è vasto e più è lento a muoversi. Più è lento, maggiori possibilità ha di venir nuovamente alimentato da nuovi apporti di aria calda e fredda ai suoi estremi. E allora come uscirne?

La chiave di volta sta nello sblocco della circolazione a livello sinottico. Quando accadono situazioni del genere sicuramente da qualche parte dell’emisfero troveremo un punto caratteristico dove le correnti occidentali, quelle che guidano le masse d’aria alle nostre latitudini, si inceppano o finiscono addirittura per bloccarsi.

Un blocco del genere deriva essenzialmente da un equilibrio fisico dimostrato anche matematicamente secondo il quale oltre ad una certa ampiezza, queste onde atmosferiche diventano (quasi) stazionarie e si rigenerano sul posto. Rimangono ferme e le masse entrano ed escono passandovi attraverso. La situazione solitamente si sblocca allorquando lungo l’onda stazionaria viene a transitare un elemento forzante che destabilizza l’equilibrio dei flussi, ad esempio una deviazione improvvisa della Corrente a Getto, ma non sempre ciò avviene.

Ecco allora che il nostro vortice per sparire dalla circolazione dovrà per forza di cose isolarsi dalla struttura madre che le forniva l’alimentazione e disperdere la sua energia per attrito. Ci vogliono a volte anche diversi giorniaffichè il processo avvenga ma alla fine il meccanismo che "colma" ovvero chiude il mulinello funziona. Le piogge iniziano a sparire, le nuvole iniziano a dissiparsi e il sole torna a dar colore alla primavera, quella radiosa che tutti si aspettano.

Autore : Luca Angelini