Le previsioni del tempo? Anche un esercizio di italiano
Spesso si dice che le previsioni del tempo siano un autentico esercizio di italiano; proviamo allora ad addentrarci nel marasma delle definizioni.
Il linguaggio dell’Aeronautica per anni è stato usato per le previsioni del tempo senza preoccuparsi troppo se il cittadino recepisse o meno le informazioni che venivano divulgate.
Da qualche anno è in atto una trasformazione dell’espressione meteorologica che si basa sulla contaminatio o miscellanea di termini stranieri, soprattutto americani, o da neologisimi creati dalle società meteo private che hanno dato un notevole impulso al rinnovamento della meteorologia.
L’esterofilia però in Italia impera: si sguazza tra termini inglesi come “funnel cloud”, “wall cloud”, “squall line” per definire il passaggio tecnico di un fronte temporalesco o di un tornado, o si ricorre al “cut-off” per indicare l’isolamento di una depressione; per non parlare poi di tutta una serie di indici, di termini come NAO, di “Stratwarming”, di “inflow” e “downdraft” per definire le ascendenze e discendenze all’interno delle cellule temporalesche.
Tutto quanto è estero è ufficiale, degno della massima stima, esempio da seguire. Se si vuole valorizzare qualcosa di nostrano sei destinato ad essere deriso ed umiliato perchè l’autostima del popolo italiano è bassissima.
Fanno bene i francesi allora a tenersi il loro patrimonio linguistico e a difenderlo con i denti.
Al centro tedesco arriva la notizia che la moglie di uno dei previsori ha avuto una figlia e l’hanno chiamata “Lotte” e la depressione in arrivo prenderà questo nome, niente di male per carità ma se si osa attribuirle un nome italiano, specie se parte da un ente privato, tutti gridano allo scandalo.
Ma parliamo dei termini per definire il comportamento del tempo nell’arco di una giornata:
cielo velato-poco nuvoloso: che differenza c’è? Nell’immaginario collettivo nessuna, tra gli esperti il velato è composto da nubi alte e sottili che invadono il cielo provocando almeno 5/8 di copertura.
Il poco nuvoloso è composto invece da altri tipi di nubi: cumulus mediocris, altocumulus castellanus o altocumulus stratiformis non esteso.
Le accezioni “condizioni di variabilità, cielo variamente nuvoloso, variabilmente nuvoloso, variabilità perturbata, note di variabilità” sono tutte un campionario da analizzare.
Variabilità cosa vuol dire? La gente ritiene che significhi un po’ di pioggia, un po’di sole, schiarita e annuvolamento.
Il termine è generico e dunque si presta a mille interpretazioni riconducibili a quanto affermato. Se invece gli aggiungiamo “perturbata” significa che a prevalere saranno le fasi di pioggia o di temporale, “note di variabilità” dopo il passaggio di una perturbazione dovrebbe indicare un miglioramento tra qualche nuvoletta residua.
Un cielo variamente nuvoloso significa che il cielo è tappezzato da nubi diverse, per dire che è variabile ma che prevalgono le nubi si usa variabilmente nuvoloso, ma dovremmo dire variabilmente sereno se prevalesse il cielo azzurro?
Le accezioni ” moderata instabilità, spiccata instabilità. marcata instabilità, tempo perturbato, molto nuvoloso o coperto” possono essere interpretate nel seguente modo verticale: si tratta di una scala di valori che parte dalla possibilità di avere un temporale nelle ore pomeridiane ed arriva fino ad un’atmosfera turbolenta con rovesci diffusi e persistenti, anche di tipo temporalesco. Il molto nuvoloso o coperto è invece legato alla classica perturbazione invernale che dà piogge diffuse o neve.
Fa ormai sorridere l’espressione “temporali serotini”, mentre non convince il termine “rovesci in prossimità dei rilievi”: l’utente non capisce se la pioggia cadrà solo nelle aree vicine alle montagne o anche sui monti stessi, oppure solo sui monti con due gocce anche sulla pianura adiacente.
Da qualche tempo si ricorre alla variante “poche nubi, molte nubi”, per definire lo stato del cielo sperando possa essere compreso da tutti.
Infine una citazione per “nevicate o temporali anche al piano”, in luogo di “in pianura”: è un modo di dire importato principalmente dalla Svizzera Italiana, che piace poco qui in redazione. Teoricamente non è sbagliato, ma noi preferiamo usare il classico “in pianura”, è più elegante.
Autore : Alessio Grosso