00:00 17 Giugno 2008

Indici a confronto, ipotesi di ribaltone lungo l’emisfero boreale

L'analisi comparativa di alcuni indici riferiti al nostro emisfero denota un'andamento opposto riguardo a quanto accadeva negli anni scorsi. Proprio l'andamento di taluni di questi indici sta alla base delle attuali vicende atmosferiche sul nostro continente e sull'Italia

Indici a confronto, ipotesi di ribaltone lungo l’emisfero boreale

Che in questi ultimi mesi qualcosa sia cambiato rispetto agli anni’90 e ai tempi più recenti del nuovo millennio ce ne siamo accorti tutti. Lo strappo, evidenziato in un primo tempo solo a pelle, viene ora sottolineato anche dalle misurazioni strumentali.

Insomma tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo si è verificato un capovolgimento di fronte, anche piuttosto repentino rispetto all’andamento che alimentava come benzina sul fuoco le teorie proposte dai fautori di un Global Warming senza briglie e senza speranza.

L’emisfero boreale, rispetto agli oceani di quello australe, ha sofferto maggiormente gli impatti dovuti ad un clima in via di riscaldamento, tuttavia al momento siamo entrati in una fase alquanto prolungata che inverte di fatto quella tendenza, proprio nel momento in cui la medesima sembrava assodata e definitiva.

Sole al minimo da oltre un anno (in realtà la tempistica di questo minimo risulta ancora nella norma), Nina forte durante l’inverno 2007-2008, indice PDO (oscillazione delle temperature nel Pacifico settentrionale) in discesa evidente entro la sua decennale fase negativa (con acque più fredde lungo le coste nord-americane): insomma gli elementi che concorrono a tale inversione potrebbero essere molteplici.

Per non appesantire troppo il discorso però limitiamoci ad analizzare gli effetti diretti sul tempo di questi mesi che dall’inizio dell’anno ci stanno proiettando a grandi passi verso l’estate astronomica. L’indice delle temperature oceaniche PDO anzidetto determina l’andamento della pressione atmosferica sul nord del Pacifico, rappresentato dalla PNA.

Ebbene la PNA da marzo risulta in terreno prevalentemente negativo, con affondi depressionari lungo i meridiani ad interessare le medie latitudini del Pacifico. L’ondulazione conseguente a questa disposizione barica si propaga poi verso est e transita sul continente nord-americano che ne disturba ulteriormente le traiettorie ad opera delle sue catene montuose collocate con verso perpendicolare alle medesime.

La frequenza d’onda di questa ondulazione viene dunque modificata ulteriormente quando la corrente a getto esce dal comparto nord-americano e si lancia sull’Atlantico. Qui trasferisce la sua energia al collega atlantico noto come NAO (oscillazione della pressione sull’Atlantico settentrionale).

Ebbene anche la NAO da marzo ha evidenziato una forte prevalenza di fasi negative, con le depressioni pronte ad affondare alle medie latitudini impegnando non di rado anche il Mediterraneo. Gli anticicloni subtropicali si trovano a questo punto la via sbarrata dalle correnti a getto e il maltempo spesso è in grado di impossessarsi dell’Italia, sconvolgendo di fatto l’impalcatura climatica degli anni passati.
Autore : Luca Angelini