00:00 9 Maggio 2008

Clima in Europa nell’ultimo mezzo secolo. Cosa è cambiato veramente? (Seconda parte)

Analizziamo cosa accadeva negli anni '70, tempo d'oro delle perturbazioni atlantiche e cerchiamo di capire cosa è cambiato nella circolazione atmosferica attuale rispetto ad allora

Chissà quanti hanno ancora in mente, soprattutto nelle nostre regioni settentrionali, quel decennio, meteorologicamente caratterizzato da una piovosità diffusa e abbondante. E’ da qui che parte il termometro climatico dell’opinione pubblica odierna, da qui parte il punto zero, il riferimento che ha poi alimentato le attuali discussioni su un clima che è cambiato.

Effetto serra, desertificazione. Termini che siamo ormai costretti ad ascoltare quotidianamente. Le tante giornate soleggiate dell’utlimo decennio e il bel tempo così tanto presente oggi rispetto a trent’anni fa ci indurrebbero a prima vista a confermare quelle teorie.

Ma se, piuttosto di accettare passivamente un’assioma preconfezionato da coloro i quali si ritengono depositari assoluti della verità, cerchiamo di comprendere COSA sia effettivamente cambiato, giungiamo ad una soluzione più attinente alla realtà e sicuramente meno barbara e condita da un catastrofismo a tutti i costi.

Analizziamo le anomalie di pressione presenti negli anni ’70: partendo da Pacifico notiamo ua zona spesso frequentata da alte pressioni collocata a cavallo delle isole Aleutine. Ci troviamo in regime di PNA negativo. Questo indice è assimilabile alla nostra NAO (scarto di pressione tra i settori nord e sud dell’Atlantico) ma riferita al Pacifico.

In accordo con la PNA negativa notiamo che le temperature dell’oceano risultano più fredde a ridosso delle coste nord-americane così come è rappresentato da un altro indice, l’oscillazione multidecennale delle temperature superficiali del Pacifico, ossia la PDO che risulta anch’essa negativa tranne che negli ultimi tre anni del decennio. Anche gli episodi della Nina prevalgono su quelli di El Nino, a parte il picco isolato di quest’ultimo fenomeno avvenuto nel 1972.

Questa configurazione ha costruito quindi una fascia di basse pressioni sull’Alaska e, in riposta, una di alte pressioni tra Stati Uniti centro-orientali, Canada e Groenlandia. La successiva ondulazione verso est della corrente a getto che alimenta queste figure bay-passa l’anticiclone delle Azzorre e lo confina tra le isole omonime e le coste settentrionali di Marocco, Algeria e Tunisia.

Sull’Europa centro-occidentale, Scandinavia e Russia si distende un enorme cavo d’onda carico di perturbazioni. Estati fresche e spesso piovose si alternano a inverni anch’essi piovosi ma non freddi quanto i decenni precedenti. Questo è da ricercarsi nella maggior influenza delle miti e umide correnti provenienti dall’oceano.

L’indice NAO si presenta prevalentemente negativo, in particolare a metà degli anni ’70, mentre il punto cardine della piovosità in ambito europeo è da attribuirsi all’indice multidecennale delle temperature atlantiche, ossia l’AMO. Questo indice ha attraversato la sua fase pienamente negativa che è caratterizzata da un Atlantico molto fresco e quindi ben disposto a prendersi carico della corrente a getto polare indirizzandola molto spesso anche sulla nostra Penisola.

In questa situazione naturalmente sono state le regioni del nord e, in parte, anche quelle del centro a beneficiare delle precipitazioni maggiori, meno coinvolto il sud, non di rado alle prese al contrario con qualche episodio siccitoso, in particolar modo durante l’estate, stante la vicinanza della fascia di alte pressioni confinate appena al di là del mare.
Autore : Luca Angelini