Il punto della stagione: diamo uno sguardo agli indici teleconnettivi
Passiamo sinteticamente in rassegna l'attuale disposizione dei principali indici per comprendere il ruolo chiave che potrebbero avere nello svolgimento delle vicende atmosferiche

Abbiamo più volte sottolineato le prestazioni super elargite dal vortice polare. Ebbene l’indice di questa situazione, l’AO (Artic Oscillation) non può che mettere nero su bianco tale configurazione, con i pennini degli strumenti spesso costretti al fondoscala sul relativo diagramma e solo ora previsti in leggera discesa.
Anche l’indice che identifica le differenze di pressione ai due capi dell’Atlantico, ossia la NAO, ha seguito grossomodo l’andamento del fratello maggior AO e solo ora sta mostrrando l’intenzione di ridimensionarsi un poco.
Vortice polare tirato significa dunque pochi scambi meridiani ma anche presenza invadente dell’anticiclone subtropicale. La comprovata ingerenza di questa figura la possiamo individuare nell’indice multidecennale delle temperature superficiali atlantiche, ossia l’AMO, sempre in terreno positivo. In sostanza la Corrente del Golfo regge egregiamente e il nostro oceano seguita a mostrare anomalie termiche positive sui suoi comparti centrali e settentrionali creando terreno fertile alla crescita della radice subtropicale.
L’alta pressione tuttavia è una figura piuttosto ruffiana, tant’è vero che quest’inverno non si è limitata a sfruttare il tappeto rosso offerto dall’AMO+ ma è andata anche ad attingere dalla più lontana Nina.
L’indice delle anomalie sul Pacifico tropicale centro-orientale ha elargito dal canto suo uno sgargiante primato di valori negativi. Il fenomeno noto come “Nina strong” è al momento in lieve riassorbimento al largo delle coste sud americane ma è ancora molto forte sul Pacifico centrale, agevolato anche dall’attuale fase della MJO (Madden-Julian Oscillation).
Questo indice, portatosi in fase 4, ci suggerisce la posizione dell’onda temporalesca tropicale attualmente collocata sull’Indonesia. La forza della stessa non risulta particolarmente accentuata pertanto influisce poco sulle spinte meridiane che si distendono lungo l’emisfero e si limita a risucchiare sulle acque dell’oceano aria fredda dalla Nina.
Proprio un aumento della magnitudo della MJO potrebbe però innescare la meridianizzazione dei flussi facendo partire un’onda anticiclonica sul Pacifico potenzialmente in grado di attaccare il vortice polare dal lato aleutinico. Al momento il meccanismo appare piuttosto laborioso e dovrebbe passare indenne dagli indici PDO (oscillazione multidecennale delle temperature sul Pacifico settentrionale) e dal relativo indice PNA (oscillazione della pressione ai due capi dello stesso oceano, corrispondente alla NAO atlantica).
Dando uno sguardo alle alte quote notiamo una serie di riscaldamenti (warmings) che stanno cercando di scovare il punto debole del vortice polare. Per il momento i venti stratosferici, ancora disposti da est come ci suggerisce la QBO negativa (oscillazione quasi biennale di detti venti), potranno agevolare i flussi di calore dalle basse alle alte latitudini veicolandoli a mezzo del nostro anticiclone nord-africano.
La risposta del grande nord non dovrebbe dunque farsi attendere e potrebbe inviare una discesa uguale e contraria apportando aria fredda dall’est europeo entro la metà del mese, come infatti già prospettato da alcuni giorni dalla maggior parte delle nostre carte.
Autore : Luca Angelini
