Il fronte caldo “attivo”
Spesso, in presenza di fronti caldi, le precipitazioni risultano deboli. In alcune circostanze, tuttavia, queste perturbazioni riescono a provocare rovesci e anche dei temporali. Cerchiamo di capire come mai.
Il fronte caldo è il primo elemento perturbatore di un sistema frontale atlantico o mediterraneo.
Una perturbazione “classica” è difatti composta da un fronte caldo, un settore caldo e un fronte freddo. Passato quest’ultimo, la massa d’aria ha completamente cambiato le sue caratteristiche di partenza. I contrasti di conseguenza cessano ed i fenomeni solitamente vengono meno.
Le precipitazioni più violente sono in genere affidate al fronte freddo. Quando passa la parte terminale della struttura frontale sono spesso presenti anche i classici “temporali di chiusura” che lasciano il cielo terso, un calo dell’umidità e delle temperature.
Focalizziamo ora l’attenzione sul fronte caldo; la riuscita o meno della sua fenomenologia è in stretto rapporto con le caratteristiche della massa d’aria presenti sul suolo di arrivo dell’elemento perturbato.
Se al suolo è presente aria abbastanza calda, il fronte caldo al suo arrivo troverà una situazione termica quasi analoga a quella presente al suo interno. I fenomeni, di conseguenza, saranno molto scarsi (pioviggini, piogge deboli o al massimo moderate).
Viceversa, se il fronte caldo trova un substrato più freddo rispetto alla massa d’aria contenuta al suo interno, essa è costretta a salire (perchè più leggera di quella fredda sottostante).
Ogni volta che una massa d’aria caldo-umida si solleva genera sempre instabilità. In questo caso il fronte caldo può attivarsi e generare precipitazioni anche a carattere di rovescio o temporale.
I temporali detti “da fronte caldo” possono avere notevole intensità per via della massa d’aria molto umida. Essi, inoltre, possono persistere per molte ore sui medesimi luoghi (in presenza di ostacoli orografici) e determinare allagamenti o alluvioni “lampo”.
Autore : Paolo Bonino