00:00 27 Febbraio 2007

Onde di Rossby e di Bjerkness: che differenza c’è?

Sono elementi caratteristici della circolazione atmosferica generale, ma hanno peculiarità diverse.

Onde di Rossby e di Bjerkness: che differenza c’è?

Esistono diversi modi per descrivere la circolazione atmosferica a grande scala; in generale comunque ci si affida ai fenomeni osservabili su scale di molte centinaia di chilometri, come il flusso d’aria dovuto alle Correnti a Getto, oppure i grandi vortici o gli enormi anticicloni dinamici che spesso si formano in situazioni particolari.

Questi argomenti sono strettamente correlati ad un altro concetto, quello delle Onde di Rossby e di Bjerkness, un tipo di descrizione che prende nome dai due scienziati scandinavi che nella prima parte del ‘900 studiarono i fenomeni meteorologici, legando il loro nome a molti altri interessanti studi.

Con il termine “onde” i due studiosi indicavano le oscillazioni che la Corrente a Getto compie verso nord o verso sud nel corso del suo interminabile viaggio attorno all’Emisfero muovendosi da ovest verso est; sono quindi vere e proprie ondulazioni che si generano per svariati motivi, come l’interazione dei venti trasportati dalla Corrente con le montagne, oppure per vere e proprie necessità di disperdere calore accumulato in eccesso su alcune zone del Pianeta.

In generale lungo tutto il percorso del Getto attorno ad un Emisfero si contano 2-3 grandi onde, dette Onde di Rossby, lunghe anche 4-6000 km.
Se la quantità di calore da ridistribuire è eccessiva, o se lungo il suo percorso l’Onda incontra nuovi ostacoli montagnosi, sul “fianco” dell’ondulazione che risale verso nord si formano nuove piccole oscillazioni, non più ampie di 2-300 km, dette Onde di Bjerkness; queste ultime poi si muovono lungo l’Onda di Rossby, attenuandosi una volta arrivate sul fianco della stessa che si porta verso sud.
Autore : Lorenzo Catania