Autunno più caldo e secco o… solita “sparata” di inizio stagione?
Come ogni inizio stagione che si rispetti, c'è sempre un centro meteorologico di assoluto rispetto (generalmente americano o inglese) che traccia la linea di tendenza del tempo per i successivi 3 mesi, se non addirittura oltre.
Considerando poco che con gli attuali modelli fisico-matematici le probabilità di una previsione corretta a più di 10 giorni di distanza siano molto basse, spesso, per fare audience ci si avventura in scioltezza anche a 90 e più.
Stavolta a dirlo è il servizio meteorologico della Gran Bretagna che prevede un autunno 2004, con tutta probabilità (quale?) più caldo e asciutto su buona parte d’Europa e ovviamente sul Mediterraneo.
Non soddisfatti di ciò, i meteo-men inglesi annunciano una stagione autunnale più calda anche sulle regioni artiche e sul nord-est della Scandinavia, mentre per il sud della penisola scandinava e per il centro-est Europa vedono una piovosità maggiore del solito.
Per l’Italia e il Mediterraneo centrale ci sarebbe praticamente il proseguimento della stagione estiva fino a gennaio con l’alta pressione ben salda sul mare nostrum e temperature sopra le medie almeno fino all’Epifania… Perché non spingersi ancora più in là? Sarebbe utile sapere che tempo ci sarà durante l’estate 2005…
Ovviamente sulla Gran Bretagna pioverà di più, specie sul sud (guarda caso dove si è abbattuto l’alluvione di metà agosto) ma il tempo, si sa, non è mai molto clemente sulle Isole Britanniche…
A parte la facile ironia, è bene ritornare un attimo coi piedi per terra e considerare quante variabili ci siano in gioco nella formulazione di una previsione meteo.
Le stagioni intermedie, ossia autunno e primavera presentano una difficoltà previsionale aggiuntiva legata al passaggio fra due condizioni (il caldo e il freddo) diametralmente opposte. Le forze in gioco aumentano, così come i contrasti e l’instabilità atmosferica. A volte basta una breve ma intensa irruzione fredda per creare delle situazioni alluvionali in aree geografiche con un’orografia molto particolare, come ad esempio la Liguria o la Valpadana occidentale.
Piccole oscillazioni dei flussi perturbati o la collocazione dei minimi depressionari di poche centinaia di km più in là di dove prevedono i modelli possono far saltare una previsione anche a breve o brevissimo termine.
Da dove viene tanta sicurezza nello sbilanciarsi su 3 mesi statisticamente ostici e potenzialmente molto piovosi?
Se poi, paradossalmente, si realizzasse una previsione del genere, oltre alle drammatiche conseguenze per le nostre riserve idriche, i “meriti” non sarebbero certo scientifici!
Autore : Simone Maio