Le turbolenze d’aria ci dicono se pioverà?
Presentato un nuovo studio che potrebbe consentire un miglioramento nella previsione delle piogge.
Invocata nei lunghi periodi di siccità, temuta durante le alluvioni e le piene dei fiumi, la pioggia è una delle “meteore” (così sono dette le cose che cadono a terra dal cielo) che a volte può far sballare una previsione in pochissime ore.
La “colpa” è dei capricci della Natura o dell’uomo che non sa studiarne a fondo i segreti per coglierne i segnali giusti da seguire ?
Come è noto, le piogge hanno origine dalle minuscole goccioline di vapore che compongono le nuvole. In determinate condizioni, aumentano di volume, divengono più pesanti fino a non essere più sorrette dai venti e cadono in basso sotto forma di precipitazione.
Questo processo di crescita parte molto lentamente ma, non appena le gocce raggiungono un diametro di 20 micron (20 milionesimi di metro, circa 1/15 del diametro di un capello), avviene una rapida accelerazione per fusione. La pioggia più sottile ha gocce di appena 200 micron che cadono con una velocità di 0.5 m/s (circa 1.8 km/h), mentre quelle di dimensioni standard misurano un millimetro e cadono a 9 m/s (circa 32.4 km/h).
Alcuni scienziati israeliani del Weizman Institute of Science di Revohot, hanno individuato nelle turbolenze atmosferiche all’interno delle nubi il fattore determinante per un rapido processo di aggregazione.
In particolare, sono i vortici d’aria che consentono alle gocce di diventare tanto grandi fino a cadere a terra, dopo aver formato dei grandi gruppi che entrano in collisione a ritmi più elevati.
Basandosi su questa teoria, hanno modificato alcuni modelli matematici utilizzati per prevedere le piogge, introducendo i parametri necessari per tener conto anche di questi mulinelli d’aria.
I risultati ottenuti, pubblicati sulla rivista “Nature” sono stati molto incoraggianti: le previsioni della pioggia a breve termine (fino a 3-4 giorni) sono più efficaci del 30%. Le ricerche proseguono per affinare ulteriormente questa tecnica ed estenderla anche alle previsioni a più lungo termine: potrebbe essere davvero un aiuto in più per i meteorologi.
Autore : Simone Maio