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Dall'afa al nubifragio, tutti i perchè sui fenomeni violenti dell'estate

A mattinate calde e lattiginose possono seguire pomeriggi decisamente movimentati, soprattutto sulle nostre montagne, ma poi con coinvolgimento serale anche delle pianure, dove si sviluppano fenomeni localmente anche violenti. Qual'è la chiave che sblocca questo strano meccanismo? Come possiamo fare per non farci sorprendere da queste tempeste dell'ultim'ora?

MeteoLive school - 29 Giugno 2012, ore 10.24

 Mattinate estive caliginose e con aria ferma, temperature magari non particolarmente elevate ma clima afoso per alti quantitativi di umidità al suolo. Questa è la tipica situazione che può sfociare in pomeriggi estivi decisamente movimentati. Tutto sembra avvenire per puro caso ma invece deve parte sempre da una particolare predisposizione sinottica. 

Prima di tutto dobbiamo avere due masse d'aria che si fronteggiano, quindi scartiamo immediatamente il meccanismo "monsonico" di questi fenomeni, come troppo spesso si sente dire a riguardo. Punto secondo: dobbiamo trovarci sotto una massa d'aria calda che precede il sistema frontale e si preferibilmente deve originare sul nord Africa ma successivamente scorrere sulle acque del Mediterraneo. Questo serve a preservare il calore d'origine e il conseguente carico di energia, poichè il lungo il viaggio sul mare, durante il quale vengono assunti anche notevoli quantitativi di umidità, stabilizza temporaneamente la massa d'aria.

Tale status conferisce dal punto di vista termico notevole energia potenzialmente disponibile alla convezione alla massa d'aria che risale dai quadranti meridionali verso l'Italia. Lo sblocco che fa saltare il "tappo" dell'atmosfera e crea una prima seria instabilizzazione delle masse d'aria su diversi piani, sta nella presenza in quota di vorticità ciclonica, ovvero quella predisposizione dell'aria a avvitarsi in senso antiorario generando correnti ascendenti.

Punto terzo: dietro alla perturbazione deve spingere aria più fresca e secca a partire dalle quote superiori. Questo instabilizza ulteriormente la colonna d'aria. Tutto pronto? Per avere temporali si, ma per quei nubifragi che sembrano portare la fine del mondo (vedi il caso di Lecco del 7 luglio 2011 nelle immagini e nel video qui sotto) manca ancora un tassello.

Ricordate quel flusso caldo che preserva la sua energia lungo il viaggio sul mare? Ebbene quell'energia può liberare improvvisamente tutta la sua potenza solo in un modo: impattando contro una catena montuosa. Ecco dunque che soprattutto Alpi e Prealpi (ma può accadere anche in Appennino pur se d'estate con minor frequenza) in quei tipici pomeriggi di mezza estate diventano testata d'angolo e prendono su di sè tutta la violenza intrinseca di questi fenomeni, che possono anche sfociare in alluvioni lampo o in temporali accompagnati da violentissime raffiche di vento o da locali ma perfino impensabili grandinate.

 


Autore : Luca Angelini

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