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Quando il modello spiazza il previsore

Lascerà probabilmente il segno lo "show" modellistico di giovedì mattina. Da un peggioramento intenso si è passati ad una perturbazione rapida e veloce...e tutto a 24 ore dalla scadenza previsionale. La questione fa indubbiamente riflettere

In primo piano - 14 Maggio 2009, ore 12.27

Peggioramenti che si smantellano sul più bello, fenomeni che da forti diventano deboli, alte pressioni che sbucano dal nulla. Non è la prima volta che succede e non sarà nemmeno l'ultima. Stiamo parlando delle ritrattazioni modellistiche, vero incubo di tutti i previsori ed appassionati della meteo. La situazione sembra ormai chiara, delineata, con la previsione a portata di mano. Dopo 12 ore ecco presentarsi la sorpresa, che spiazza qualunque pronostico ed ogni previsione fatta antecedentemente. Il previsore non può che incassare il colpo, consapevole che secondo la stragrande maggioranza della popolazione è lui che ha sbagliato, non i modelli che hanno "sbarellato". Se la ritrattazione avviene ad una settimana o a cinque giorni dalla scadenza previsionale l'evento in genere non stupisce. Inquadrare con precisione l'esatta posizione di un minimo barico o di una zona anticiclonica non è assolutamente cosa facile, se si ragiona sul medio e lungo termine. Il problema si pone se queste ritrattazioni avvengono a breve scadenza, ovvero sotto i 3 giorni. Quella di oggi (giovedì 14) è arrivata addirittura a 24 ore di distanza. Solo ieri (mercoledì 13), sembrava tutto a posto, con TUTTI i principali modelli che sentenziavano all'unisono che l'Italia sarebbe stata raggiunta da un forte peggioramento tra venerdì e sabato. Eppure qualcosa non ha funzionato. Solo 12 ore dopo ci ritroviamo davanti un peggioramento strozzato, veloce, in grado solo di bagnare alcune ristrette zone della nostra Penisola. Del grande peggioramento non vi è più traccia. Cosa è successo? Beh, sarebbe meglio dire "cosa succede in questi casi", in quanto non è la prima volta che capita. Sembra che i modelli sbaglino l'estrapolazione dei dati. In modo particolare il dato sulla pressione atmosferica in area mediterranea sembra essere sottostimato rispetto alla realtà. Il modello elabora una pressione X per il Mediterraneo e da questo parametro viene estrapolato il moto dei sistemi nuvolosi proprio in area mediterranea. Se la resistenza anticiclonica è X, la penetrazione di un fronte nel Mediterraneo sarà condizionata da questo parametro pressorio. Quando la scadenza previsionale si avvicina, i dati estrapolati dal modello sono soppiantati dai radiosondaggi (che rappresentano i dati reali). La pressione atmosferica sul Mediterraneo, spesso, non risulta essere X, bensi X+Y, quindi più alta. Il modello allora cosa fa? Corre ai ripari, limando le saccature ed i fenomeni, isolando cut-off o posticipando gli eventi perturbati. In poche parole, l'efficacia del fronte che veniva vista in precedenza con la pressione X non può più essere valida, in quanto il radiosondaggio ha evidenziato una pressione PIU' ALTA di quella estrapolata in loco. Il fatto che le ritrattazioni siano quasi sempre unidirezionali (verso lo stemperamento dei fenomeni) è un chiaro segno di sottostima pressoria in area mediterranea da parte dei modelli. Come fare per risolvere il problema? Ben poco. Se un modello globale gira bene sulla maggior parte della superficie terrestre poco importa se in una ristretta zona del mondo (il Mediterraneo) i dati estrapolati non sono corretti. Si potrebbero fare delle modifiche, ma il gioco non varrebbe la candela. Sarebbe invece molto più conveniente la messa a punto di un modello con l'intento di vigilare solo ed esclusivamente il comportamento delle masse d'aria in area mediterrenea, modificando se necessario alcuni parametri in ingresso. Solo così, probabilmente, si migliorerebbe l'affidabilità previsionale sul Mare Nostrum, evitando fastidiose ritrattazioni dell'ultimo minuto.

Autore : Paolo Bonino

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