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Alluvione VENEZIA 1966: per non dimenticare!

Tutti ricordano quella di Firenze, ben pochi quella di Venezia, che fu altrettanto grave.

Amarcord - 12 Ottobre 2017, ore 11.42

L'Italia del nord e del centro nei primi giorni del novembre 1966 fu interessata da una forte ondata di maltempo. Molti fiumi strariparono e una devastante alluvione si abbatté su molte città: Firenze, Trento, Siena e Venezia.

In piazza San Marco, che si trova a circa mezzo metro sul livello medio del mare, l'acqua raggiunse l'altezza di 150 cm. La città, isolata e assediata dall'acqua per quasi 24 ore, fu del tutto impreparata ad affrontare l'evento eccezionale.

Ecco alcune testimonianze tratte dai giornali dell'epoca: "Le onde marine, alimentate da un forte Scirocco, si congiungevano alle acque lagunari, valicando la fascia costiera anche nei tratti più estesi. Non era mai successo! Il Cavallino, una penisola tutta orti, vigneti e campi, giaceva sotto una coltre di acqua salata, agitata da violente e altissime onde: addio alle coltivazioni per chi sa quanti anni.

Decimato il bestiame, macchine agricole spazzate via dalla furia delle acque. Invocazioni, urla disperate, la gente terrorizzata: qualche fuga in barca, là dove ove prima c'era terra. Il Cavallino, come barriera naturale, non esisteva più: e infatti, l'isola di Burano, che gli sta alle spalle, veniva percossa da ondate paurose, come se d'improvviso si fosse trovata in mare aperto: anche qui, la mareggiata entrava nelle case, sparivano la luce e il telefono, le barche si perdevano alla deriva come risucchiate da quale forza oscura.

Quel giorno, l'isola di Sant'Erasmo o detta anche dei mille abitanti, era scomparsa sotto ondate alte fino a quattro metri: molte case si svuotarono dei mobili, trascinati via dalle acque. Più in la, lungo il Lido, la mareggiata decimava le strutture balneari, squassando centinaia di cabine e strappando la sabbia alle spiagge: alcune falle si aprivano sul primo tratto dei Murazzi, barriere poste a protezione della Laguna; un disastro".

Utilizzando la tecnologia odierna, l'alluvione di Venezia del 4 novembre 1966 avrebbe avuto un esito certamente diverso, con danni meno ingenti, poiché l'allerta sarebbe scattata con molte ore d'anticipo. A mezzo secolo di distanza da quella marea eccezionale ci si interroga su come si siano svolti i fatti nella Laguna veneta e ci si chiede quali probabilità ci siano che un fenomeno di tale portata possa ripetersi.

L'ISMAR ovvero l'Istituto di Scienze Marine, del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Venezia ha presentato i risultati di una ricerca effettuata per illustrare, l'eccezionalità di quella situazione e cosa sarebbe potuto succedere qualora il fenomeno si fosse presentato in un periodo temporale diverso. L'inondazione di Venezia avrebbe avuto esiti ben più tragici se non vi fosse stata la situazione favorevole di una marea astronomica negativa.

Se l'evento meteorologico fosse avvenuto cinque ore prima, in fase con il massimo di marea astronomica, il livello totale raggiunto sul livello del mare sarebbe stato non di 1,94 metri, ma di circa 2,30 metri.

Furono raggiunti valori superiori agli 8 metri, con onde sino a 14 m di altezza. Il centro storico veneziano e le isole si ritrovarono sommerse da più di mezzo metro d'acqua, con conseguenti gravi danni al patrimonio artistico, mentre il mare si riversava verso l'interno delle coste per oltre tre chilometri. Furono evacuate più di duemila persone sull'isola di Pellestrina, e nella stessa Venezia più di milleduecento persone furono costrette ad abbandonare le abitazioni.

Oltre il settantacinque per cento delle attività commerciali e artigiane venne seriamente danneggiato e migliaia di tonnellate di merci e materiale divennero inutilizzabili, per un totale di danni che ammontò a circa quaranta miliardi di lire.

Eventi meteorologici devastanti di questa portata avvengono in media ogni 100-150 anni, ma tenendo conto dell'aumento del livello medio del mare, stimato attualmente in circa 3 mm l'anno, i 194 cm raggiunti nel 1966 a Venezia potrebbero diventare sempre meno un fenomeno unico. Tuttavia, con la tecnologia oggi a nostra disposizione, satelliti, stazioni meteo, navi, aerei e aerosondaggi capillari, è lecito aspettarsi una maggiore prevedibilità di questi fenomeni, con la possibilità di intervenire con largo anticipo sull'evento, adottando adeguati piani d'emergenza.


Autore : Report di Alessio Grosso

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