06:30 28 Ottobre 2026

L’aria fredda in arrivo da est limiterà solo in parte lo strapotere dall’anticiclone

Le piogge indotte dall'arrivo dell'aria fredda interesseranno solo ristrette porzioni di territorio, ma le perturbazioni atlantiche resteranno ancora un miraggio per diversi giorni.

Anticiclone trafitto dall'aria fredda.

C’è tanto, troppo anticiclone sui cieli d’Europa e per troppo tempo durante l’anno, mesi interi.
Le conseguenze sono evidenti: una diminuzione delle precipitazioni sul Continente che provoca seri problemi di approvigionamento idrico e danneggia seriamente l’agricoltura.
Per mandare a casa l’anticiclone non si ricorre alle urne, non si bombardano i cieli, non ci sono interventi umani insomma che potrebbero invertire la rotta di questa anomalia barica che rimarrà tra gli oscuri disegni della natura.
Certo si può condannare con fermezza (per quel che serve) il drammatico e sempre più preoccupante consumo di suolo, a cui stanno contribuendo anche non poco la creazione di nuovi data center che ci portano via quel poco verde rimasto. La cementificazione è un’aggravante perchè, infischiandosene degli allarmi lanciati sulle conseguenze di queste inquietanti anomalie bariche sui cieli d’Europa, sfida dinamiche climatiche che potrebbero portarci a carestie di portata anche molto più rilevante di quanto non si creda.
Ora: che arrivi un po’ di pioggia sul medio e basso Adriatico, sullo Jonio e sull’est della Sicilia e della Sardegna con questo afflusso di aria fredda in arrivo dai Balcani dal 30 ottobre ai primi di novembre, è già una notizia, ma che tutto questo derivi dall’unico spiffero concesso da un anticiclone ridondante che non ha alcuna intenzione di abdicare, è comunque una magra consolazione.
Vediamo comunque il quadro barico previsto per il 31 ottobre dalla media degli scenari del modello ECMWF su base grafica Meteociel, si nota lungo il bordo orientale dell’anticiclone l’afflusso di aria fredda diretto verso l’Adriatico e l’estremo sud:

Ed ecco le conseguenze sul piano precipitativo nella giornata del 2 novembre, quando la media degli scenari del modello ECMWF prevede la maggiore concentrazione di fenomeni sull’Italia, peraltro relegata alle regioni adriatiche e all’estremo sud, in particolare sullo Jonio e sull’Ogliastra in Sardegna, come si può vedere dalla mappa tratta da WXCHARTS:

Nei giorni successivi non sono previste variazioni rilevanti dell’assetto barico. A tratti seguiterà ad affluire aria fredda dai quadranti orientali, con l’isoterma di zero gradi che potrebbe anche attestarsi attorno ai 1500m sulle Alpi e il versante adriatico della dorsale appenninica, segnalando temperature al di sotto della media di 4-5°C anche a quote di pianura, ma con tempo asciutto.
Una vera rivoluzione dell’assetto barico però non si scorge al momento che sul finire della prima decade di novembre, davvero un periodo molto lungo e come tale difficilmente predicibile, persino dalla media degli scenari che lo segnala ma solo come “rumore di fondo”, cioè come qualcosa di appena accennato e che necessiterà di ulteriori conferme. (Attendibilità 20%).
Dalla mappa qui sotto prevista proprio per il 10 novembre e tratta dal modello ECMWF su base grafica Meteociel, si vede proprio come finalmente l’anticiclone perda forza sul Continente e si inserisca un flusso di correnti umide ed instabili in arrivo da ovest, accompagnate anche da relative basse pressioni e dunque evidentemente da qualche impulso perturbato in grado di provocare precipitazioni diffuse, sia pure in un contesto molto più mite rispetto a quello che ci apprestiamo a vivere nei prossimi giorni.