12:56 7 Settembre 2026

Il super anticiclone dominerà per gran parte dell’anno?

Caldo totale: i rischi che correremo nei prossimi anni. Ma la corrente del Golfo paradossalmente non doveva incepparsi e farci vivere inverni più freddi?

super anticiclone

L’estate 2026 ha mostrato qualcosa che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato considerato quasi impossibile: un anticiclone di potenza eccezionale, capace di dominare la scena europea per settimane o meglio per mesi, comprimere le perturbazioni atlantiche ai margini del continente e generare un caldo persistente, uniforme, quasi “totale”. Un assetto barico che non ha precedenti nella storia recente del clima europeo e che, inevitabilmente, apre interrogativi sul futuro prossimo.

Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una sequenza di stagioni in cui l’inverno ha spesso latitato, gli anticicloni hanno occupato stabilmente il Mediterraneo e le estati si sono allungate ben oltre i canoni tradizionali. Tuttavia, non è affatto scontato che ciò che abbiamo vissuto nel 2026 possa ripetersi con la stessa intensità nel 2027 o negli anni successivi. La climatologia insegna che i cicli atmosferici non sono lineari, e che anche le tendenze più robuste possono conoscere pause, inversioni o improvvise accelerazioni.

È vero che, dopo l’estate 2003, molti climatologi ipotizzarono un futuro dominato da anticicloni subtropicali sempre più invadenti, ma in estate questo non accadde per diversi anni.
Inoltre l’anticiclone del 2003 derivò da una falla barica a ridosso delle Canarie, che ci spinse indirettamente addosso (per il sistema dei vasi comunicanti) tutto il caldo che il nord Africa potesse partorire, dunque una genesi differente.

È vero anche che, dopo gli inverni super anticiclonici del 1988-89 e 1989-90, si parlò di una possibile “tropicalizzazione” permanente del clima europeo. Eppure, tra il 2000 e il 2015, in inverno il trend cambiò: tornò la pioggia, tornarono le perturbazioni atlantiche, tornarono anche alcune stagioni invernali degne di nota. Questo per ricordare che il clima non procede mai in linea retta.

Ciò che rende il 2026 diverso, però, è la scala del fenomeno. L’anticiclone che ha dominato l’estate non è stato solo forte: è stato enorme, persistente, alimentato da un Mediterraneo bollente e da un pattern atmosferico che ha bloccato per settimane la circolazione atlantica. Un “mostro barico” che ha mostrato quanto vulnerabile sia diventato il nostro continente quando la dinamica atmosferica si inceppa. Eccolo il super anticiclone evidenziato dal modello GFS su base grafica Meteociel:

Il super anticiclone secondo GFS su base grafica Meteociel.

La domanda che molti si pongono è: può un anticiclone così potente dominare ormai nove mesi su dodici, trasformando il clima europeo in un sistema quasi tropicalizzato? La risposta, per quanto possa sembrare inquitante, è che non siamo molto lontani da questa visione, perchè l’anno trascorre in modo non troppo dissimile. Certamente i modelli stagionali non sono in grado di prevedere la persistenza di strutture bariche così estreme su scala annuale. Possono suggerire tendenze, ma non garantire ripetizioni automatiche.

Se però analizzassimo l’anno climatico ci arriveremmo da soli: il settembre è ormai un prolungamento della stagione estiva, l’ottobre regala talvolta qualche passaggio perturbato, anche temibile, ma ospita lunghe fasi stabili che fanno parlare di ottobrate. Talvolta questa stabilità finisce anche per coinvolgere novembre, mese da sempre deputato alle piogge e ultimamente preda anch’esso di fasi stabili e poi da dicembre il rischio dell’anticiclone invernale diventa concreto, con poca neve sulle Alpi e qualcosa in più in Appennino, grazie alle infiltrazioni fresche balcaniche.
Se poi anche marzo ed aprile non ricevono il passaggio delle perturbazioni atlantiche, capite che il gioco è fatto, maggio rischia di diventare preda del super anticiclone e trascinarci verso la super estate.
Esiste però in natura anche la legge della compensazione, cioè la natura trova il modo di compensare una situazione anomala che si è protratta per troppo tempo, proponendone un’altra totalmente opposta, la cosa però non è automatica.

Molti si chiedono se il riscaldamento globale non dovrebbe, paradossalmente, portare a inverni più freddi in Europa. La risposta è complessa ma affascinante. La Corrente del Golfo, che trasporta calore dai tropici verso l’Atlantico settentrionale, si sta lentamente indebolendo a causa dell’immissione di acqua dolce proveniente dallo scioglimento dei ghiacci groenlandesi. Questo processo riduce la salinità e la densità delle acque, rallentando la “pompa” termica che regola il clima europeo.

Un suo rallentamento potrebbe effettivamente favorire episodi più freddi e umidi nel Nord Europa, ma difficilmente nel Mediterraneo, dove l’aumento delle temperature marine e la persistenza degli anticicloni subtropicali continuano ad amplificare il caldo. Il risultato è un continente diviso in due: a nord, inverni potenzialmente più instabili; a sud, scarsa rilevanza del fenomeno e persistenza degli anticicloni, salvo episodi di freddo episodici e fugaci.

Ciò che di certo sappiamo è che il Mediterraneo è entrato in una fase climatica delicata: mari sempre più caldi, suoli sempre più secchi, feedback termici che amplificano ogni ondata di calore. In questo contesto, gli anticicloni trovano terreno fertile per espandersi e consolidarsi. Non significa che domineranno sempre, ma significa che quando si presentano, possono diventare eccezionalmente duraturi.

Il punto cruciale è che non possiamo prevedere la durata di questo ciclo. Potrebbe proseguire per anni, potrebbe attenuarsi, potrebbe addirittura invertire la tendenza. E anche se azzerassimo domani tutte le emissioni globali – ipotesi nobile ma irrealistica – non è affatto detto che il clima risponderebbe immediatamente. Potrebbe non accadere nulla per decenni, oppure potrebbe verificarsi l’esatto opposto: un’accelerazione improvvisa verso scenari ancora più estremi, magari gelidi, egualmente nefasti.

Inoltre l’uomo, programmato dalla natura per vivere 40-50 anni e tenuto in vita sino a 90 dai progressi della medicina, non deve pensare di essere sempre e comunque al centro dell’Universo e regista del clima.

Possiamo adottare qualunque comportamento prudente per ridurre la nostra impronta, ma non possiamo pensare che il clima automaticamente si comporti in modo disciplinato e razionale, la natura addomesticata esiste solo nei nostri giardini. Ricordiamo che se la natura dovesse davvero muoverci guerra, di noi non resterebbe più nulla, perchè la visione antropocentrica cristiana di uomo quale erede della Terra, non ha alcuna valenza scientifica e soprattutto alcuna certezza.

La verità è che dobbiamo adattarci, cercando ovviamente di non soffocare la natura cementificando ulteriormente e sottraendole suolo, ma adottando contromisure sostenibili, già sarebbe un gran risultato.