00:00 11 Febbraio 2002

Turisti italiani? Welcome

New York supera l’esame degli addetti ai lavori

E’ la stessa New York, la stessa di prima, la stessa di sempre. Broadway piena di gente il venerdì sera. Il Central Park col lago ghiacciato. Il freddo e lo shopping. Un inverno in piena regola. New York è viva e dinamica. A momenti nemmeno ti accorgi che c’è stato un undici settembre. Non è una New York blindata. Le misure di sicurezza ci sono, ma sono organizzate con grande discrezione. Per questo ti senti tranquillo: sai che qualcuno sta lì a proteggerti, ma non lo vedi. Quindi niente tensione.

E’ la sensazione comune di chi ha soggiornato per tre giorni nella Grande Mela a metà gennaio prendendo parte all’iniziativa “Italy meets New York”: un centinaio tra operatori del settore turistico e giornalisti ospiti di Alitalia, Hilton, US Commercial Service, Associazione Visit USA Italia. A loro, adesso, il compito di trasmettere quella tranquillità ai turisti. Per dare una scossa al mercato e preparare le partenze della prossima stagione primavera-estate: che gli italiani tornino a New York sereni, dunque. “Sono state giornate molto belle – ha raccontato Cristiana Martelli, responsabile trade marketing della Compagnia di bandiera – la città mi è sembrata più tranquilla del solito. Se dovessi consigliare un viaggio in questo momento consiglierei senza dubbio New York”.

Eppure, se è vero che a momenti nemmeno ti accorgi che c’è stato un undici settembre, è pur vero che esiste il punto preciso che rappresenta – forse è esso stesso – l’undici settembre 2001. Lì New York non è davvero quella di prima. Quanto meno per la luce. “A Manahattan c’è molta più luce adesso. Il ‘buco’ di Ground Zero è enorme. Inimmaginabile. La caduta delle due Torri ha aperto un corridoio al sole, al cielo, alla luce del giorno. Sono stato qui anche prima della tragedia. Mi ricordo benissimo com’era questa zona.

Ora si avverte il vuoto. L’impatto è forte: come se mancasse il naso sul bel volto di una donna”. Alan Mantin, direttore marketing della catena alberghiera Hilton per l’Italia e Malta, racconta di aver provato una profonda tristezza. Limitata però a Manhattan. Per il resto, “l’adrenalina è la solita adrenalina americana. I nostri alberghi sono sempre pieni. Hanno recuperato lo stesso livello di occupazione delle camere pre-undici settembre. Con una sola differenza: sono più i clienti americani che quelli internazionali”.

Anche se a questi clienti internazionali gli Usa tengono, eccome, in questo momento. “E’ stata la prima volta che in una conferenza stampa, a livello istituzionale, gli americani hanno definito very important l’afflusso di turisti stranieri – afferma Andrea Giannetti, presidente di Assotravel – in più di vent’anni che sono in questo campo non gliel’avevo mai sentito dire con tanta chiarezza”. L’atteggiamento di New York è dunque quello giusto. “Hanno dimostrato un’ottima organizzazione. Ora spetta all’Italia lavorare su questa meta, e tornare ai livelli di prima. Un viaggio a New York è un viaggio culturale. Bisognerebbe andarci ora: la città dà il meglio di se stessa in inverno”.

“Impressionante – secondo Antonio Tozzi, presidente della Fiavet – la quantità di investimenti stanziati per risollevare l’industria turistica americana: per il biennio 2002-2003 ben venticinque milioni di dollari. Questo solo dato dimostra l’importanza che gli Stati Uniti assegnano al turismo”. Un’importanza che però “lascia l’amaro in bocca”, perché “nelle campagne pubblicitarie si invitano gli americani a muoversi dentro i confini del loro Paese, e non anche a venire in Europa”.

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Autore : Redazione