00:00 16 Settembre 2009

MeteoLive cultura: Voi lo chiedete, noi rispondiamo…”per le previsioni a corto termine i migliori modelli sono quelli NON idrostatici, ma per il lungo termine occorre usare gli idrostatici”

Quando una depressione diventa un uragano? I modelli idrostatici sono i migliori? Perchè l'Italia è la zona geografica in cui le previsioni sono più difficili?

I lettori si rivolgono a MeteoLive, noi rispondiamo volentieri.
Enrico da Olbia chiede: “quando una depressione diventa uragano?”
RISPONDE ALESSIO GROSSO:
i cicloni tropicali si muovono da est verso ovest. Si tratta di un attivo centro di bassa pressione intorno al quale ruotano venti in senso antiorario. Si formano lungo la fascia tropicale ma hanno bisogno di temperature oceaniche di almeno 26-27°C: ecco perchè settembre è ad esempio un mese ideale. In questo modo l’aria è instabile. Deve anche esserci una scarsa variazione del vento ai vari livelli dell’atmosfera, in sostanza un wind shear poco significativo. Ad agire simultaneamente sulla nostra depressione ci sono la forza di gradiente e la forza centrifuga. Se la depressione sviluppa venti inferiori ai 34 nodi si parlerà di semplice depressione tropicale, se i venti risultano più forti si potrà parlare di tempesta tropicale, oltre i 64 nodi, cioè con venti prossimi o superiori ai 120 km/h si dichiarerà il passaggio a uragano. La parola deriva dalla divinità caraibica degli inferi. In Cina prendono il nome di Tifone, in Australia sono più noti come Willy-Willy. La scala Saffir-Simpson ne misura l’intensità e dunque la gravità e va da 1 a 5. Negli uragani di categoria 5 la pressione può scendere anche sotto i 920 hPa. Circa 80% degli uragani è comunque ricompreso nelle prime due categorie.

Fabiola da Vicenza chiede: “i modelli idrostatici sono i migliori”?
Redazione:
NO! I modelli ad area limitata, LAM, si dividono in idrostatici e non idrostatici. I migliori sarebbero i secondi ma, tenendo conto di troppi parametri, impiegano tempi molto più lunghi per elaborare la previsione e si fermano ad un’analisi a breve termine, quelli idrostatici invece, nella terza equazione del moto trascurano le accelerazioni verticali (moti convettivi e nubi temporalesche), in questo modo l’equazione si riduce alla legge dell’equilibrio idrostatico, e la previsione ne risulta in parte fallosa ma può spingersi a lungo termine. Come vede ci sono i pro e i contro ma, da quanto esposto, emerge che i modelli idrostatici peccano, giacchè ignorano i fattori locali.

Vittorio da Lecco chiede: “perchè l’Italia è la zona geografica in cui le previsioni sono più difficili?
Redazione:
Il problema sta nella difficoltà che ha il modello nel prevedere le interazioni delle masse d’aria con il territorio nelle zone poste sottovento alle Alpi. C’è poi da considerare la temperatura più elevata del Mediterraneo rispetto a quella oceanica. Solo negli ultimi anni i modelli hanno considerato le Alpi come un baluardo alto almeno 2000 metri, anche se pongono la Valpadana sollevata su un gradino quasi collinare, anzichè adagiata in pianura. Purtroppo in questo modo l’individuare con precisione dove si formano le aree depressionarie e la loro evoluzione risulta più difficile, così come stimare l’esatta distribuzione delle precipitazioni.
Autore : Alessio Grosso