La piana di Afar: una BOMBA ad orologeria!
Il triangolo di Afar, nel Corno d'Africa, è una tra le zone sismiche più attive e ricca di catene vulcaniche del Pianeta.

La depressione di Afar o anche depressione della Dancalia è una regione del corno d’Africa che comprende lo Stato di Gibuti e parte dell’Eritrea e dell’Etiopia. Si tratta una giunzione tripla, cioè punto di incontro di tre placche tettoniche in continua espansione, che hanno formato il mar Rosso e il golfo di Aden, e che nel triangolo di Afar emergono in superficie. L’unico altro punto dove una dorsale oceanica può essere studiata in superficie è in Islanda.
La piana di Afar si sta lentamente allargando ad una velocità compresa tra 1 e 2 cm l’anno ed è questa la velocità con cui i due versanti della fossa tettonica dell’Afar, in Etiopia, si stanno allontanando uno dall’altro. Si tratta di un movimento lentissimo, ma il progressivo accumulo di pressione può occasionalmente dare luogo a eventi catastrofici, come quello avvenuto nel settembre 2005, quando nel giro di poche settimane si sono aperte fratture profonde centinaia di metri e in alcune zone il terreno è slittato anche di otto metri. In quell’occasione fuoriuscirono anche due miliardi di metri cubi di magmi che inserendosi nella frattura che separa la zolla africana da quella arabica tende ad allontanarle ulteriormente generando imponenti eruzioni vulcaniche che potrebbero immettere nell’atmosfera ingenti quantità di polveri e nitrati per lunghi
periodi tali da poter influenzare il clima dell’intero Pianeta per periodi anche di 5-10 anni.
Il Natural Environment Research Council (NERC) britannico ha stanziato 2,5 milioni di sterline per una ricerca che analizzi e tenga sotto controllo il fenomeno.
“La gran parte dell’attività tettonica che tende ad allontanare le zolle avviene sott’acqua, nelle profondità degli oceani, lungo le dorsali” ha detto Tim Wright, che dirigerà la ricerca. “L’Etiopia è uno tra i pocchissimi posti del pianeta dove possiamo monitorare un continente che si sta spezzando alla luce del sole. È molto eccitante pensare che stiamo assistendo alla nascita di quello che diverrà un nuovo oceano”, sia pure, ammette, “entro un milione di anni”.
La ricerca si avvarrà di riprese da satellite, misurazioni GPS, una rete di sismografi e metterà in campo una serie di tecniche geofisiche e geochimiche per stabilire le proprietà delle rocce e dei magmi presenti sotto la superficie. I dati ottenuti verranno utilizzati per creare un modello in 3D dei movimenti magmatici sotterranei e della loro azione sulle zolle crostali per cercare di comprendere la dinamica dei fenomeni correlatise sussiste la possibilità di lunghe fasi eruttive nel breve e medio termine.
Autore : Luca Savorani
