Il tempo potrebbe prendere una piega diversa da lunedì 22 in poi: ecco tutte le percentuali di probabilità
Cosa succederà nell'ultima parte del mese? E in febbraio? Ecco un'analisi dettagliata.

Sembra ormai abbastanza probabile un deciso cambiamento della configurazione barica presente sull’Europa a partire da domenica prossima e per la restante parte del mese.
Anche per febbraio, come già ribadito più volte, si intuisce la possibilità che il Mediterraneo diventi il centro d’attrazione per l’aria fredda e dunque sede di depressioni foriere di pioggia e neve.
Il peggioramento del 22 sarà probabilmente ancora di tipo prevalentemente piovoso sulla nostra Penisola e c’è molta convergenza su questo tipo di evoluzione da parte delle carte in nostro possesso con una media di:
-70 probabilità su 100 che si attivi una depressione sul Mediterraneo centro-occidentale con caratteristiche MITI.
La colata dell’aria fredda infatti si verificherà sulla Francia e dunque questo peggioramento sarà sostenuto da correnti sciroccali che provocheranno nevicate solo sulle Alpi e a partire dalle quote medie.
Successivamente si apre un ampio ventaglio di ipotesi con:
-60 probabilità su 100 di assistere a nuovi affondi perturbati negli ultimi giorni del mese, questa volta con traiettoria più centrale e dunque con l’inserimento di aria fredda e con la neve pronta a cadere a quote basse.
Anche la prima decade di febbraio sembra confermare questa piega meteorologica che trova riscontro in un principio cardine della meteorologia: la PERSISTENZA.
Pertanto, scavata la buca nel Mediterraneo, non sarà facile per l’alta pressione richiuderla, anche se cercherà di farlo sbarrando i collegamenti tra il nord ed il sud Europa proprio all’altezza dell’Europa centrale.
Si tratterà però di una chiusura scarsamente ermetica, quella che tecnicamente si definisce Ponte di Woejkoff, che per definizione pecca di stabilità al centro. In altre parole il Mediterraneo potrebbe rimanere vulnerabile per tutta la prima decade di febbraio, come vorrebbero le proiezioni americane.
Autore : Alessio Grosso
