00:00 14 Febbraio 2007

CLIMA ARTICO: come cambierà in futuro? (parte II)

I ricercatori degli 8 Paesi confinanti con l'Artico preannunciano tempi duri per la calotta polare che, in tutte le elaborazioni e le simulazioni effettuate, continuerà ad arretrare. Chiaramente si tratta di ipotesi che vanno ad aggiungersi al panorama scientifico globale.

CLIMA ARTICO: come cambierà in futuro? (parte II)

Nella prima parte del dossier abbiamo indagato sugli studi condotti dagli 8 Paesi adiacenti alla regione artica per avere un quadro generale di quanto il clima e lo spessore dei ghiacci della calotta polare fossero cambiati negli ultimi 30 anni.

In questa seconda parte ci concentriamo sulle previsioni future, formulate da questi scienziati, in base ai dati raccolti e alle elaborazioni dei modelli. Come al solito, ci limitiamo ad esporre una delle possibili teorie, non la verità assoluta! Cerchiamo di offrire una panoramica quanto più dettagliata possibile, il resto sta all’intelligenza del lettore.

I risultati che saranno illustrati di seguito sono ovviamente subordinati ai futuri livelli delle emissioni dei gas serra e alle possibili reazioni del sistema climatico globale.

I ricercatori hanno ipotizzato questi scenari tenendo anche conto delle variazioni economiche e demografiche, nonché di quelle tecnologiche e politiche e di tutti quegli aspetti della società umana che restano comunque difficili da prevedere con buona attendibilità.

Per quanto riguarda le reazioni della circolazione generale atmosferica alle emissioni gassose, i modelli di calcolo hanno studiato i diversi andamenti sul meccanismo della formazione delle nuvole, sulle estensioni dei ghiacci e sul livello dei mari in relazione a varie tendenze di riscaldamento nei prossimi 100 anni.

Anche nella migliore delle ipotesi, questi scienziati sostengono che la Terra nel prossimo secolo si riscalderà più del doppio di quanto non abbia fatto negli ultimi 100 anni, in particolare nella regione artica dove l’aumento delle temperature sarà maggiormente evidente. In linea di massima, tra tutti i possibili scenari, quelli più accreditati dai ricercatori sono chiaramente quelli che presentano una tendenza intermedia (dunque né la migliore, né la peggiore).

Di quanto potrebbero salire le temperature al Polo nord?
Gli incrementi termici, come già accaduto in passato, saranno più netti nei mesi invernali (Dicembre, Gennaio, Febbraio) e dalla seconda parte del 21-esimo secolo potrebbero essere mediamente di 3-5°C sui settori continentali e fino a 7°C in più sopra i mari. Nella stagione fredda appunto si avranno aumenti per 4-7°C sulle terre emerse e fino a 7-10°C sul Mar Glaciale. Gli incrementi saranno maggiori sul nord della Russia, ossia un territorio adiacente ad un mare su cui il ghiaccio è destinato a scomparire.

Come cambierebbe la distribuzione delle precipitazioni sull’Artico?
L’aumento delle temperature porterebbe ad un aumento dell’evaporazione e di conseguenza a maggiori precipitazioni (cosa che in parte sta già accadendo). Sull’Artico, entro la fine del secolo, la fenomenologia aumenterà del 20%, in particolare d’estate su Nord America, Chukotka e Russia, mentre le piogge estive diminuiranno sulla Scandinavia. Anche durante l’inverno ci saranno maggiori precipitazioni (eccetto sulla Groenlandia meridionale).

L’aumento delle precipitazioni sarà maggiore lungo le coste, specie durante il semestre freddo, quando gli incrementi potrebbero superare il 30% rispetto ai valori attuali.

Come cambierebbe l’estensione dei ghiacci sopra i mari?
Entro il 2100 proseguirà la scomparsa di iceberg e superfici marine congelate ad un tasso oscillante fra il 10 e il 50%. In estate la riduzione dei ghiacci sarà addirittura superiore al 50% entro la fine del secolo e alcuni modelli mostrano addirittura la totale scomparsa del ghiaccio durante la bella stagione. In questo modo le temperature aumenterebbero maggiormente, vista la cessazione dell’effetto riflettente esercitata dal ghiaccio.

Che ne sarebbe dei manti nevosi annuali?
Negli ultimi 30 anni l’estensione del manto nevoso sull’artico è diminuita del 10% e calerà di un altro 10-20% nel prossimo secolo. La diminuzione sarà maggiore in primavera (Aprile e Maggio) con un accorciamento della stagione delle nevi e un precoce risveglio vegetativo sui tratti costieri dell’artico.

Sono previste anche importanti variazioni nella qualità delle nevi, come una più frequente alternanza di scongelamento e ricongelamento che si tradurrà in formazioni ghiacciate più esili e meno resistenti, che impediranno di fatto a molte specie animali il raggiungimento del cibo e dei luoghi di riproduzione.

Strano però che non venga considerato l’effetto ALBEDO, cioè di riflessione della radiazione solare indotta dalle aumentate precipitazioni nevose. Su questo varrebbe la pena di discutere.

Comunque secondi questi scienziati fiumi d’acqua nel cuore dell’Oceano e i crescenti scambi di calore tra la terra, la circolazione marina e quella atmosferica non faranno altro che accelerare maggiormente questi processi.

Sarà davvero questo l’Artico del prossimo secolo? Se sarà così ci sarebbero pesanti ripercussioni anche sui climi temperati delle nostre latitudini con effetti che nessuno è in grado di prevedere con esattezza.
Autore : Simone Maio