Botta e risposta sul CLIMA
Il mondo scientifico e l'opinione pubblica si divide sulle conseguenze del riscaldamento globale del Pianeta. Anni di ricerca in fumo solo per gridare più forte "farà sempre più caldo"?

Sul clima ormai è ormai scontro aperto tra gli scienziati. Pur di giustificare il riscaldamento e di farlo diventare qualcosa di irreversibile, si finiscono per negare teorie che fino ad oggi sembravano largamente accettate dalla comunità scientifica.
A scuotere il mondo scientifico ci ha pensato il Dott.Seager che ha messo in dubbio il lavoro degli scienziati Denton, Berger e Broecker sulle correnti oceaniche e anche quelli di Peteet, Mangerud, Rognon sul Dryas recente, scienziati di grosso calibro, anche se sconosciuti al grande pubblico, nell’ambiente musicale potrebbero esserei dei Vasco Rossi e nel calcio un Gigi Buffon per intenderci.
Eppure Seager non è d’accordo con loro. (N.D.R)
Secondo Seager la Corrente del Golfo avrebbe uno scarsissimo effetto sul clima europeo. Secondo il grande freddo sulle coste nord-americane orientali rispetto a quelle europee si spiega così: il lato occidentale di un isola, una penisola e quindi un continente è più caldo di quello orientale.
Rincara la dose affermando che inserendo il trasporto di calore verso nord della corrente del golfo la differenza tra le due sponde coninentali risultava sempre la stessa.
Inoltre secondo lui lo Younger Dryas (l’ultimo vero raffreddamento dopo le glaciazioni e prima della Piccola età glaciale) non si è verificato per un massiccio afflusso di acque dolci nell’atlantico settentrionale attraverso la svuotamento del lago Agassiz poiché secondo lui lo svuotamento suddetto è avvenuto prima.
Eppure osservando una mappa della distribuzione dei ghiacci invernali in nessuna parte dell’emisfero nord i ghiacci marini sono così poco estesi come nei pressi dell’Europa. Anche la parte occidentale dello stretto di Bering è completamente ghiacciata mentre in Europa proprio lungo il cammino della corrente non si trova ghiaccio anzi a causa dell’enorme calore rilasciato durante la fase di inabissamento il mare è privo di ghiaccio fino alla Nuova Zemlja.
Il ruolo delle correnti oceaniche è sempre più importante ed entra probabilmente in gioco anche nelle dinamiche che giustificano le ERE GLACIALI, perchè esse non hanno mai trovato una meccanismo che ne spieghi in toto la formazione e il successivo sviluppo, escludendo le ipotesi estreme come i meteoriti.
L’astronomo serbo Milutin Milankovitch negli anni venti ebbe due grandissime intuizioni.
Primo: la formazione o meno di masse glaciali dipende più che dall’accumulo( sempre presente quanto più o quanto meno) dall’ablazione e cioè dalle temp del periodo estivo.
Secondo: Egli calcolò (a mano) che quanto tre fattori astronomici: l’interazione tra l’inclinazione dell’asse terrestre, l’eccentricità dell’orbita e la variazione del passaggio al perielio determina una diminuzione della radiazione solare estiva nell’emisfero nord di circa il 30% e così inizia l’era glaciale.
Non si spiega però come si siano estese le glaciazioni all’emisfero sud che ha le stagioni opposte e doveva attendersi una deglaciazione. I ghiacciai avanzarono sia sulle Ande, sia in Nuova Zelanda sia in Antartide.
C’è un sola cosa che poteva portare le variazioni Boreali nell’emisfero australe: l’oceano.
Un altro elemento importante tratto dallo studio delle ere glaciali è che la CO2 scese durante la fase glaciale da 280ppm a 180ppm.
Per poi tornare agli stessi livelli durante il riscaldamento dell’Olocene.
Escludendo l’attività umana, che allora non esisteva, l’unico responsabile di questi sbalzi non può che essere l’oceano.
Un’altra cosa: la formazione dell’acqua profonda nordatlantica libera una quantità di calore pari a circa il 30% dell’energia solare che raggiunge annualmente l’atlantico settentrionale(Broecker). Secondo voi che importanza ha questa massa di calore nell’intensità della depressione d’islanda? Secondo me molta.
Va bene l’isteria da Global Warming ma di questo passo si negherà tutto, la corrente termoalina, lo younger dryas, le glaciazioni, a proposito c’è un professore italiano che crede nella non esistenza delle ere glaciali e tutti i fenomeni geomorfologici ad esse collegate possono essere qualificati come alluvionali. Non faccio ulteriori commenti. Buona giornata.
QUEBEC, Scopellito, L’Aquila.
Per la verità Seager ammette che un rallentamento dovuto alla diluizione delle concentrazioni saline causerebbe un rallentamento della Corrente del Golfo e anche una diminuzione delle temperature dell’Oceano Atlantico Settentrionale.
Ma secondo lui questo “rallentamento” non dovrebbe causare un evento catastrofico, avendo solo un effetto mitigatore sul riscaldamento globale.
In realtà:
1) le ultime ricerche descrivono che l’eventuale diminuzione delle concentrazioni saline bloccherebbe il nastro trasporatore, perchè è un meccanismo di tipo 1/0, o il circuito è chiuso o è aperto, senza vie intermedie, e comunque vie intermedie solo temporanee.
Una bilancia il cui ago segnerà o positivo (acqua in arrivo più pesante di quella circostante) o negativo (acqua in arrivo più leggera di quella circostante). La via intermedia (acqua dello stesso peso o con oscillazioni) avrà vita breve e il sistema troverà rapidamente un nuovo equilibrio;
2) la diminuzionde delle temperature oceaniche di “alcuni gradi”, come detto dal ricercatore stesso (con un’approssimazione esagerata), non è un dettaglio stupido, le acque islandesi sono al limite degli zero gradi, “qualche grado in meno significherebbe molto in termini di avanzamento dei ghiacci… e quando dice che la cosa non provocherebbe certo una mini era glaciale, come invece supposto da molti altri, mi chiedo se il Dott. Saeger si è mai informato di quale entità fosse il raffreddamento che causò la PEG!?
Nella PEG non si è mica ghiacciato tutto l’Atlantico Settentrionale, però i ghiacci sovente strinsero d’assedio l’Islanda;
3) i modelli hanno già dimostrato, ripetutamente, i propri limiti in ueso ambito;
Marvel, Terni.
Adesso riporto quanto ho scritto per altri scopi:
Recentemente, trattando di articoli comparsi sulla rivista “New Scientist”, si è riportato che lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia avrebbe come conseguenza l’innalzamento di sette metri del livello del mare. Questo è un argomento contrastato e altri calcoli mostrano, invece, che la calotta groenlandese sta guadagnando massa. Ma quello che mi preme chiarire adesso è il ruolo della “Corrente del Golfo” sul clima dell’Europa che, secondo New Scientist, potrebbe rendere meno mite il clima del vecchio continente in caso di una sua variazione dovuta all’apporto di acque con diversa salinità.
Il mito di un’Europa resa mite grazie alle acque che vi giungono dal Golfo del Messico, nato parecchi decenni fa, deriva da questa semplice considerazione: la temperatura media del mese di gennaio, ad esempio, sulle coste europee dell’oceano Atlantico è molto più alta di quella che si registra sulle coste dirimpettaie del Nord America. Come esempio vi riporto la città di Brest, in Bretagna, posta a 49° di latitudine nord, che nel mese di gennaio ha una temperatura media di 6° C.
Dall’altra parte dell’oceano, a 45° nord, è posta la città di Halifax, in Canada, che riporta una temperatura media per gennaio di –6° C, cioè una differenza tra le due sponde di ben 12 gradi! Quindi cosa c’è di meglio se non attribuire il merito di tale mitezza al flusso di acque che dall’Atlantico tropicale si muove verso le alte latitudini?
Che questo mito sia ripreso e portato avanti da persone fuori dall’ambiente può starci, ma che questa posizione sia presa con leggerezza dalla stampa “specialistica” è un’altra cosa. Semplici conoscenze climatiche, infatti, fanno subito comprendere che il tutto è un mito senza fondamento nella realtà.
Se, ad esempio, si considera il clima di una famosa città posta sulla costa occidentale del Nord America, si ritrovano condizioni simili a quelle di Brest: Seattle (48° nord) ha una temperatura media di gennaio di 5° C, vicinissima a quella di Brest e lontanissima da quella di Halifax.
Di chi è, quindi, il merito del clima mite dell’Europa? Semplicemente del caso che ha voluto che l’Europa si venisse a trovare posta ad oriente rispetto ad un ampio oceano. I venti prevalenti, che alle nostre latitudini soffiano da ovest, trasportano durante l’inverno il calore che l’oceano ha accumulato durante la stagione estiva. Accumulato sul posto e non arrivato dai tropici. Inoltre, per come è fatto e per dove è posto il continente nord-americano, i venti occidentali che giungono sull’Europa hanno una leggera componente meridionale che favorisce l’afflusso di aria più calda da latitudini più meridionali. Brest e Seattle sono miti in inverno non per la presenza di una benevola corrente oceanica ma, semplicemente, per la presenza ad ovest dell’oceano stesso. In più i venti miti possono entrare in profondità nel continente europeo per la mancanza di un catena montuosa, cosa che, invece, in America settentrionale è in parte preclusa dalla presenza delle Montagne Rocciose, prossime alla costa occidentale.
Dove la corrente oceanica ha un’influenza significativa è solo nella zona artica dell’oceano Atlantico tramite il mancato congelamento delle sue acque, con tutte le conseguenze climatiche che ciò comporta.
Da un punto di vista più generale, la Corrente del Golfo rappresenta la parte superficiale in Atlantico della corrente termoalina globale che regola il rimescolamento delle acque oceaniche tra la superficie e le zone profonde, fra i tropici e i poli. Tale circolazione sembra che subisca delle fasi cicliche pluridecadali di maggiore o minore intensità, determinate da variazioni di densità nei vari bacini oceanici, di cui l’Atlantico settentrionale gioca un ruolo da primo attore. Le variazioni di densità si limitano, però, a modulare l’attuale circolazione, mentre a determinarne l’esistenza è lo stress dovuto al vento atmosferico sulla superficie dell’oceano. A questo punto l’unico modo per fermare la Corrente del Golfo è quello di fermare la circolazione atmosferica così com’è oggi, cioè, in ultima analisi, di fermare la rotazione terrestre!
L’impatto che potrebbe avere lo spianamento delle Montagne Rocciose è, invece, ancora da valutare!
Radar, Bologna.
Autore : Sintesi di una discussione tra i brillanti esperti del nostro forum
