Cronaca dettagliata dell'alluvione in Valle Stura (Appennino Ligure) nell'ottobre 1977
Erano i primi giorni del lontano ottobre 1977, quando le previsioni meteo annunciavano un intenso peggioramento del tempo ad opera di una possente saccatura, appendice di un’altrettanto profonda depressione locata sul nord Atlantico.
Questa colata protesa fino alle viscere del Marocco, accompagnava una forte perturbazione che, a quanto dimostrato, non ebbe intenzione alcuna di perdonare nessuno.
Correnti d’aria fredda si gettavano nello scacchiere sud-occidentale per poi richiamare un fortissimo flusso sciroccale ( molto determinante per le regioni di nord-ovest soprattutto Liguria e valle d’Aosta ) pronto a scorrere sul bordo anticiclonico localizzato sulle regioni balcaniche, che, fungendo da blocco, impediva la normale traslazione verso est della struttura perturbata.
Io avevo quasi dieci anni e già il fascino degli eventi atmosferici sollecitava le radici del mio interesse. Ricordo bene ogni cosa di allora, anche se vedevo tutto in maniera diversa rispetto ad oggi, ma rielaborando i ricordi, adesso posso dare un aspetto più definito all’accaduto.
Sono nato a Rossiglione nell’entroterra genovese, un paesino sul versante nord dell’appennino ligure al confine col basso Piemonte, uno dei paesi oltre Campo Ligure e Masone, che fanno parte della valle Stura e che appunto prende il nome dal fiume omonimo. E’ proprio questo fiume è stato l’imputato, anche se non principale, dell’evento alluvionale forse più importante degli ultimi secoli per la nostra valle.
Lo Stura nasce sul monte Orditano a circa 900 metri di altitudine, sugli appennini liguri. E’ lungo una trentina di Km, ma dato il considerevole dislivello del suo tragitto ed il poco tortuoso percorso, è un fiume molto veloce. Lo Stura è un fiume che seppur breve, ha numerosi affluenti, capaci di dargli un tono al momento opportuno. Per tale motivo non è mai stato sottovalutato il suo potenziale.
Torniamo ai giorni remoti. Come dicevo, intorno al 4-5 ottobre si prospettavano per l’Italia 48-72 ore di tempo molto perturbato, con concentrazione dei fenomeni soprattutto sul nord-ovest. Erano previsti fenomeni intensi e considerevoli apporti precipitativi. Nulla però faceva presagire cosa ne sarebbe conseguito.
Il finimondo si scatenò la notte tra il 6 e 7 ottobre. Fin dall’inizio della settimana che correva, cominciò a soffiare un fastidioso scirocco, che immancabilmente lambisce le nostre zone ogniqualvolta si profili un tipo di tempo anche oceanico. Folate di vento ”antipatico” di intensità talvolta anche moderata che noi chiamiamo ”Vento di mare” perché porta l’odore umido-dolciastro che si percepisce vicino alle spiagge.
Sapevo che era il segnale di guasto del tempo. Quando si attiva questo vento in valle Stura, è tutta una cosa a sé, perché data anche l’orografia della regione, il vento tiepido che accarezza il Mediterraneo, caricandosi ulteriormente di umidità ed impattando contro la catena appenninica, contribuisce alla formazione di strati che danno origine a pioggerelline fini. Talvolta con questo contributo si formano veri e propri cumulonembi prefrontali che stazionano sull’Appennino per due o anche tre giorni precedenti il periodo perturbato.
Questa fenomenologia è spesso preoccupante perché accompagna forti rovesci, anche intermittenti che vanno ad impregnare d’acqua il terreno e, quando il terreno è impregnato, è come gettare su un tappeto già inzuppato una conca d’acqua. Potete immaginare cosa succeda. All’età che mi ritrovo, per esperienze vissute, posso garantire che ogniqualvolta che abbia visto straripare fiumi, il tempo, prima dei disastri, aveva sempre questi connotati.
Lo scirocco continuava a soffiare giorno e notte sbattendo porte e finestre e nel mentre ”le nuvole basse” sorvolavano nere, la mia testa per poi ”frantumarsi” nei cieli a nord dell’Ovadese, contro la barriera d’aria ancora secca che stazionava nei bassi strati.
Il giovedì del 6 ottobre continuava a piovere, a tratti, ma fino al tramonto era tutto normale. Ciononostante, il fiume Berlino che passa sotto casa mia, ed è un affluente dello Stura, era molto più corposo, anche se di acque pulite. Era segno che la pioggia, cominciava a scorrere sulla superficie del terreno. Si fece buio e il vento si placò per un po’. La pioggia mano a mano si faceva più intensa. Non era un cambiamento rapido, anzi, molto lento, ragion della fatica che faceva la perturbazione ad avanzare verso est per lo sbarramento da parte dell’alta pressione sui Balcani.
Intorno alle ore 19, a monte del fiume Berlino si scorgeva qualche lampo, ma non si sentivano i tuoni. Io mi alternavo dalla finestra del salotto, che dà sulla strada, a quella del bagno, che sporge sul fiume per controllare la situazione. Le cunette della strada iniziavano a riempirsi d’acqua che trascinava con sé foglie e sporcizia. I tombini iniziavano a ostruirsi e, qua e là, si formavano ristagni d’acqua che deviavano il loro corso nei bassifondi di qualche scantinato. Intanto la pioggia iniziava a fare rumore, ”Picchettava” sull’asfalto.
L’ intensità era notevole, infatti a distanza di una cinquantina di metri le luci dei lampioni perdevano a vista il loro contorno. I lampi aumentavano di frequenza ed i tuoni cominciavano a dire la loro. Così fu per un’altra ora e mezza quando alle 21 restammo senza energia elettrica.
Fu una situazione di netta agitazione perchè fuori, la pioggia non si placava e la strada era praticamente diventata un fiume di pietre e fango. Io mi munii di una torcia, anche se non era necessaria perché l’intervallo tra un lampo e l’altro era talmente breve che l’illuminazione “gratis” era garantita per tutti. L’ acqua nella strada scorreva torbida, il colore del terriccio rosso ed i ricci di castagno che rotolavano, suggerivano che anche il bosco stesse vomitando quasi il sottosuolo. La preoccupazione decollò quando per strada vedemmo passare i carabinieri. Andavano a constatare la situazione più a monte. Dopo pochi minuti, voci di case vicine si sentivano richiamarsi a vicenda, il telefono cominciò a squillare. Amici e parenti della valle si scambiavano notizie per fare costantemente il punto della situazione e intanto il fiume copriva rapidamente i sassi sugli argini che scomparivano a vista d’occhio.
Io abitavo con i miei genitori, al primo piano. Un lato della nostra casa dava proprio sul fiume che scorreva circa 6-7 metri più in basso. Alle 21.45 il Berlino aveva raggiunto quasi il livello di guardia. Mancava forse mezzo metro alla tracimazione. Vedemmo tornare indietro i carabinieri e dopo pochi minuti una telefonata ci avvisava che a monte si era verificato uno smottamento. Mio padre non faceva che prendere roba da portare con sé in caso di un’eventuale evacuazione. Nel mentre, io tornavo ad affacciarmi sul fiume per controllare il livello. Non immaginate quale scenario si profilò in quel momento ai miei occhi. Magari fosse tracimato il fiume!! Nel giro di una manciata di minuti esso si era ridotto praticamente ad un ”rigagnolo”.
E’ inutile che vi spieghi la motivazione perché è relativa. Andai da mio padre a riferirgli quanto avessi visto e di corsa mi prese per mano facendomi salire sull’auto abbandonando così la casa. Ci ospitò mia zia che abitava su una collina distante dal fiume. Scappammo tutti tranne mio nonno che volle restare a casa fino all’ultimo. Erano le 22 e dovemmo abbandonare anche l’auto a metà percorso a causa dei numerosi dissesti del fondo stradale. Proseguimmo a piedi bagnati fradici, sotto la pioggia battente ed i lampi continui, fino ad arrivare a casa di mia zia. Dopo 20 minuti ci raggiunse anche mio nonno raccontando che dovette tagliare per il bosco, dato che la strada era praticamente sommersa d’acqua.
Cos’era mai accaduto? Dal monte Pracaban (questo nome mi fa venire i brividi solo a pronunciarlo) si era staccata una massa di terra ed alberi con un fronte di circa cinquecento metri ed era piombato nel rio “Flecchi”, un affluente del Berlino.
In realtà era lui che dettava le regole del gioco, altrimenti non si sarebbe verificato quel drastico ed improvviso calo del livello del fiume. Passai quasi tutta la notte sveglio a causa dei tuoni. Anche il terreno intorno alla casa di mia zia era allo stremo e si verificavano qua e là aperture, segno che stava anch’ esso lentamente cedendo. Fu panico perché pensammo che parte della vallata non reggesse più alla tempesta che si era scatenata quella notte.
Bene o male venne giorno e il temporale si esaurì. Non c’era il sole, ma il cielo si stava schiarendo da ovest. Il mattino andai in paese e non riconobbi più gli angoli, le strade, le case. Mi domandavo come potesse essere accaduta una cosa simile. Le foto lo testimoniano ancor oggi. Il livello del fiume si era alzato di ben 8 metri e in alcuni punti è arrivato a toccare livelli molto più alti specialmente in corrispondenza dell’estuario dove confluisce nel famigerato Stura. Lo Stura anch’esso avendo fatto la sua parte, impediva la confluenza rigettando le acque del Berlino. Queste, come una diga aumentarono il loro livello per molti più metri e le vie del Paese vennero praticamente sommerse da oltre un metro di acqua.
Fu proclamato immediatamente stato di calamità naturale. Molti soccorsi si mobilitarono ed altrettanti volontari. Un totale di quasi 250 persone lavorarono assiduamente per circa due mesi. Si distribuivano mascherine e filtri da mettersi davanti alla bocca per scongiurare possibili infezioni. I ponti erano ostruiti dagli alberi e detriti trascinati a valle dalle acque impazzite. Vedevo gente piangere per aver perso la loro casa, le loro cose. A Campo Ligure ci fu un disperso. Il cimitero dello stesso paese, adiacente il fiume, fu devastato dalle acque dello Stura. Ancor oggi lungo il greto, dopo le piene, riaffiorano sporadicamente frantumi di bare e cocci di vasi. Si dice che i contadini abbiano rinvenuto nei boschi della zona alcuni tipi di pesce azzurro.
Il versante del monte Pracaban interessato dalla frana ora è come una testa pelata. Pensate che dove si è staccato il fronte, non si è più formata vegetazione. Non c’è più nato un albero a distanza di trent’anni. Un evento del genere, fortunatamente io non l’ho mai più visto in vita mia da allora, ma facendo dei raffronti in base alle stime con i dati forniti dalla Prefettura e dalla Protezione Civile, posso dire che sia accaduto qualcosa di estremamente eccezionale, perché 480mm di pioggia in poco più di 24 ore, sono sicuramente quantitativi con ben pochi precedenti.
Un’altra cosa da considerare è che se fosse venuta di giorno saremmo ancora qui a contare le vittime.
Io ho vissuto questo frangente in un’età in cui percepivo il pericolo quasi come un gioco, ma ricorderò per tutta la vita quel terribile episodio, come mi ritorna in mente ogni volta che sento parlare di “Saccature”. Adesso che sono più maturo, comprendo tante cose che all’epoca forse mi sembravano di poco conto, ma se dovessi rivivere un’ altra simile situazione, forse mi parrebbe un incubo. Il rio dei “Flecchi” non ha mai più preso “coscienza di ciò che ha commesso”. Fatto sta che adesso, lungo i suoi bordi, giacciono numerosi alberi abbattuti per creare spazi ove sistemare pali, i quali dovranno sorreggere cavi della tensione. Nessuno li rimuove perché bisognerebbe fare strade per trasportarli.
C’è chi come me ricorda, c’è chi dimentica e c’è chi se ne frega. Ma un giorno o l’altro, nel tempo, il fiume tornerà a dire la sua.
Autore : Marco Entrade – riduzione di Paolo Bonino