DETROIT prova ad uscire dalla “glaciazione” che l’avvolge ad ogni inverno…
Atmosfera post apocalittica in città: una crisi cominciata negli anni 60. Sono 80.000 le case abbandonate e chi resta soffre il freddo d'inverno perchè manca la luce elettrica. Dal 2014 la situazione è in lento miglioramento ma segnatamente nelle zone più centrali.
Immaginiamo sappiate del fallimento di Detroit, dichiarato ufficialmente nel luglio del 2013; la buona notizia e che dal dicembre 2014 è finalmente uscita dall’amministrazione controllata.
Il centro cittadino sta vivendo un rilancio: malgrado i tagli ai servizi pubblici e finanziari, si è costruita la sede della Compuware, sono stati aperti tre casinò, si è rinnovato il complesso Renaissance Center, sede mondiale della General Motors, ma nei sobborghi restano quasi 60.000 case abbandonate, tale da ribattezzare la città "zombieland".
La ex capitale mondiale dell’auto è sempre ridotta male in periferia ed è molto pericolosa: passeggiando per le sue vie sembra di rileggere "the road" o di rivedere la sua trasposizione cinematografica, di cui peraltro abbiamo parlato qui:
https://www.meteolive.it/news/In-primo-piano/2/the-road-la-strada-scenari-post-apocalittici-sconvolgenti/47210/
Nei sobborghi, in mezzo alle macerie, a carcasse di auto, agli scheletri di case abbandonate che d’inverno si trasformano in statue di ghiaccio, bande rivali si fronteggiano nel più totale disinteresse delle forze dell’ordine. Rispetto agli ultimi anni la situazione è solo leggermente migliorata, ma una città che nel 1950 poteva contare due milioni di abitanti ora è scesa a 700.000.
Un terzo della città dunque giace nell’abbandono e fa impressione come Prypiat. L’energia elettrica illumina solo il 55% degli edifici e delle strade.
Chi è rimasto e non riesce a trovare lavoro è disposto a cedere la sua casa anche a 300-500 dollari pur di racimolare qualche soldo per sopravvivere e scappare altrove.
E’ vero, da quando è arrivato il magnate Dan Gilbert con i suoi investimenti, ben 7.500
persone hanno trovato lavoro e il centro città è tornato a respirare, ma la situazione è ancora molto grave ed esprime una gravissima difficoltà di integrazione tra bianchi e neri.
I tumulti del 1967 ne sono la chiara testimonianza, ma sono successivi alla prima fase della crisi, avvenuta quando l’industria dell’automobile si è spostata lontano dalla città. I bianchi (ricchi) oltretutto negli anni 50 e 60 si sono trasferiti nell’hinterland e così Detroit città
ha perso gran parte dei proventi delle tasse, che derivavano dai proventi sulle proprietà immobiliari e sulle vendite: ecco allora i tagli sui servizi da cui è partita la crisi. Quando poi i neri sono diventati classe media e si sono spostati anche loro nell’hinterland i bianchi si sono trasferiti in altri sobborghi ancora più lontani dal centro.
Inoltre Reagan ha tagliato i fondi per le metropoli dal 12 al 3%. I dipendenti pubblici però non sono stati licenziati e la crisi così si è aggravata.
Oggi, chi ha avuto il coraggio di rimanere a vivere nei sobborghi deve fare i conti con la delinquenza ma anche con trasporti inesistenti, mancanza assoluta di negozi tranne quelli che vendono liquori, il freddo e la neve dell’inverno: i riscaldamenti senza elettricità non vanno e nelle case si brucia di tutto con rischio di provocare gravi incendi.
Avventurarsi in queste zone subito dopo una bufera di neve invernale fa davvero pensare che il mondo stia vivendo una glaciazione e che l’umanità sia sull’orlo di scomparire.
Sarà questa la sorte anche di altre città americane ed europee nell’arco dei prossimi 30 anni?
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Autore : Alessio Grosso