00:00 6 Novembre 2001

Il promontorio di San Gennaro

Due personaggi in due città europee molto distanti e molto diverse sono accomunati dalla stessa passione ma stavolta sembra esserci un intervento dall'alto. Uno dei due protagonisti è ispirato al personaggio di un film di Massimo Troisi...

Il promontorio di San Gennaro

Pietro Abbagnano era il portiere di un grande condominio popolare della periferia di Napoli, non lontano da Poggioreale. Aveva da poco terminato il suo lavoro e si era rintanato nel suo stanzino ricavato dalla vecchia soffitta che comunicava con la terrazza sopra l’ottavo piano. Da lì poteva osservare comodamente lo stato del tempo e, essendosi autocostruito una capannina meteorologica, tenere sott’occhio la temperatura. Era il 20 dicembre e da un paio di giorni tutti gli inquilini del palazzo avevano notato in lui il solito comportamento distratto evasivo e un po’ euforico che da venti anni aveva ogni volta che a Napoli faceva un po’ più freddo del solito. Nonostante i suoi 61 anni e la sua stazza ben maggiore della sua statura Pietro Abbagnano saliva sempre le scale a piedi per ringraziare in anticipo San Gennaro. Quel pomeriggio la città era spazzata da un vento gelido e verso l’interno si notavano cumulonembi che scaricavano rovesci di pioggia, neve, grandine sulla Campania interna. Pietro aveva imparato ad usare il computer, se non altro alcune sue funzioni essenziali, sapeva consultare le carte del tempo in Internet e addirittura grazie alla rete partecipava ad un forum di discussione su argomenti meteorologici.

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Il prof. James Boundham quel 20 dicembre aveva trascorso tutto il giorno a casa con la sua vestaglia, fra una sigaretta e l’altra, consultando vecchi testi di fisica dell’atmosfera e dedicandosi per molte ore al giorno alla navigazione in Internet. I suoi 67 anni e il fatto che era pensionato glielo consentivano. Poco dopo mezzogiorno scrutava l’orizzonte verso Ovest con il suo sguardo gelido, dopo aver contemplato con soddisfazione l’innocuo astro solare basso sull’orizzonte che scaldava solo simbolicamente i mattoni rossicci anneriti della vecchia fabbrica che si trovava di fronte alla sua palazzina, a due passi dalla stazioncina della metropolitana di Farrington, nella zona Nord di Londra. Il cielo era poco nuvoloso, non c’erano nuvole importanti e, nonostante la presenza del sole, il quartiere conservava la sua usuale atmosfera grigia, lugubre e forse proprio per questo affascinante anche per merito della presenza di quelle fabbriche abbandonate che da molti anni ospitav!
ano innocui barboni.
James era stato soprannominato David Niven per la notevole somiglianza con l’attore inglese da molti anni scomparso. Era stato un insegnante di storia e filosofia ma conosceva anche la fisica ed era soprattutto un appassionato di meteorologia. Tutte le volte che vedeva cadere la neve su Londra tornava bambino e, durante il mitico inverno 62-63 era diventato la barzelletta del liceo perché quando nevicava perdeva la testa e non era più capace di svolgere il suo lavoro.

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Pietro si ricopiò con una matita la carta sinottica delle ore 12 e cominciò a ragionare sulla possibile evoluzione del tempo. Una depressione a Nord della Scozia convogliava fronti freddi verso l’Irlanda e il Galles, lo si vedeva bene anche dal satellite mentre l’anticiclone atlantico estendeva un promontorio verso la Finlandia convogliando sul suo margine orientale aria freddissima verso la Penisola Balcanica, il Versante Adriatico e tutto il Sud Italia. La depressione sullo Jonio si era riattivata e il forte contrasto termico aveva generato una notevole instabilità anche sul Basso – Medio Tirreno. Non appena fu buio Pietro andò come di consueto a parlare con la statuina di San Gennaro dicendo che da anni aspettava “o miracolo di vedere scendere la neve su Napoli” che “non teneva fretta ma erano molti anni che aspettava” . Continuò con la solita predica: ” Ci sta gente prima di me, è giusto.però questa è la migliore configurazione barica ” Quando parlava con la statuina P!
ietro era solito usare un linguaggio tecnico quasi per fare bella figura. Insomma Pietro ci credeva che prima o poi il miracolo si sarebbe avverato.

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Alle 16 il pallidissimo sole del dicembre londinese era scomparso ma la temperatura restava sui 2° come due ore prima anche se il leggero vento da Sud-Est era completamente cessato. James non era contento e accese la televisione per vedere la consueta trasmissione meteo. Fu ripetuto quello che già sapeva: su Londra si attendeva il passaggio di un fronte freddo con probabili nevicate anche insistenti per l’azione di blocco operata dal promontorio anticiclonico sulla Germania e Polonia. Un rovescio nevoso aveva interessato Liverpool e Manchester mentre a Plymouth e su tutta la Cornovaglia era piovuto con qualche fiocco ma “quello è un clima disgraziato” pensava James che iniziava ad innervosirsi passeggiando avanti e indietro sul terrazzo. Il termometro della sua stazione era dunque immobile sui 2° come quello dell’aeroporto di Heathrow mentre all’aeroporto di Gatwick era già crollato a 0°. Ad Ovest si iniziava ad intravedere la nuvolaglia che avanzava. ” Troppo presto, dannazione!” pensava James “se si copre fra un’ora inizierà a piovere”. Il problema era anche un altro: dagli ultimi aggiornamenti ignorati dalla previsione televisiva la depressione rischiava di convogliare il “putrido Sud-Ovest” sull’Inghilterra meridionale e aria fredda solo a 200 km a Nord di Londra. Su Londra sarebbe potuto passare solo il fronte occluso con modesto calo termico e la solita pioggia. Il suo timore si avverò: alle 18 iniziò a spirare il “putrido Sud-Ovest” e dopo mezzora il cielo era coperto e iniziò a piovigginare. Il termometro era già salito a 3,5° e James non fu accontentato.

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Pietro passeggiava sul terrazzo parlando da solo con la sciarpa avvolta sul collo. Aveva da poco letto su MeteoLive che l’Irpinia e quasi tutta la Puglia e la Basilicata erano sotto una fittissima nevicata. Le folate di vento gelido lo rallegravano anche se la temperatura era ancora sui 4,5°. Il cielo si stava coprendo senza ombra di dubbio mentre verso Procida si intravedevano dei lampi. “La tramontana di Napoli non è come quella romana o toscana, qui è sempre accompagnata da qualche nuvola” pensava Pietro. Alle 19 arrivò uno scroscio di pioggia gelida sotto forma di goccioloni, poi un po’ di grandine mentre il vento di Nord-Est intensificava. Pietro esternò il suo entusiasmo quando si accorse che il termometro era sceso a 3° dicendo frasi di ringraziamento a San Gennaro in dialetto stretto e incomprensibile. Passarono una manciata di minuti ( interminabili ) e Il cielo era diventato plumbeo, uniforme, il vento era calato e l’umidità stava crescendo. Iniziò a cadere una pio!
viggine ghiacciata, poi qualche fiocco, la temperatura crollò ulteriormente e alle 8 cadeva una neve a falde larghe molto fitta che iniziò a ricoprire ogni cosa. Pietro rimase sul terrazzo noncurante del freddo e della neve che stava imbiancando tutta la città. Non era la solita spolveratina limitata ai quartieri alti. “O Miracolo! Miracolo!” gridò con la voce rotta dalla commozione. Alle dieci in centro città era il caos più totale: tutte le strade erano bloccate, auto abbandonate, autobus di traverso e rami di alberi che cedevano sotto il peso della neve. Molti bambini e giovani continuavano a tirare palle di neve: il miracolo bianco tanto invocato da Pietro si era avverato e la neve continuava a cadere sempre più fitta e sempre più asciutta perché il termometro era arrivato a -1°.

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La pioviggine bagnava la vecchia fabbrica di Farrington mentre il silenzio avvolgeva il quartiere ma non era quel silenzio ovattato delle nevicate era il silenzio di sempre. James guardava esterrefatto le immagini quasi in diretta della incredibile nevicata su Napoli, per un attimo provò una punta di invidia: era stato cinque o sei volte a Napoli e ricordava sempre quel sole caldo anche in pieno inverno. ” Qui piove e laggiù nevica, tutto per colpa di quel maledetto promontorio”. Intanto le raffiche di vento da Sud – Ovest intensificavano e la temperatura continuava a crescere: “Che Dio salvi la regina e ci protegga dall’Atlantico”

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Immagine: Si

Origine Immagine: Atmosfera lugubre ma non priva di fascino:il cielo grigio sulle vecchie fabbriche abbandonate nella periferia Nord di Londra. Foto di Alberto60 del forum
Autore : Alberto Bulgarelli