00:00 9 Maggio 2012

Arriva l’alta pressione, ma quando si può davvero parlare di ondata di calore?

Non solo sensazioni umane. L'Organizzazione Meteorologia Mondiale ha fissato alcune regole per consentirci di distinguere una semplice scaldata da una vera e propria onda di calore. Vediamo quali sono in Italia e nel mondo.

Arriva l’alta pressione, ma quando si può davvero parlare di ondata di calore?

 Quello che conta sono le precezioni umane del tempo che ci circonda tuttavia in Meteorologia e in Climatologia, a causa delle più disparate sensazioni individuali, si è dovuto ricorrere a metodi numerici per classificare in modo omogeneo gli eventi atmosferici. Questo vale anche, e soprattutto, per le ondate di gelo o per quelle di calore.

A riguardo di queste ultime, che negli ultimi anni hanno visto anche la nascita del cosiddetto "indice di calore", ovvero il corrispettivo della sensazione umana ma calcolato matematicamente, dobbiamo appuntare una nota. Un’onda di calore si verifica in conseguenza all’espansione in blocco della banda anticiclonica subtropicale sulle aree a clima temperato, sul Mediterraneo e l’Italia ad esempio. Un fenomeno che negli ultimi hanno ha visto aumentare la sua frequenza e la sua portata.

Ma tutto ciò non basta, poichè esiste anticiclone e anticiclone, massa d’aria e massa d’aria. Anche in questo caso il mondo scientifico ha posto dei paletti o meglio, ha disposto alcune regole, demandando ai vari Servizi Meteorologici Nazionali i parametri per identificare le onde di calore. Quando dunque si può parlare di ondata di calore in Italia?

Possiamo parlare di onda di calore quando per tre giorni consecutivi le temperature massime mediate su tutte le stazioni dell’Aeronautica Militare Italiana siano pari o superiori a 30°C, mentre quelle minime siano superiori a 20°C. Entrambi i parametri delle temperature minime e massime sono condizioni necessarie e sufficienti per identificare un’onda di calore. Cosa significa? In pratica se, per esempio, a Palermo lo Scirocco porta per due giorni consecutivi la temperatura massima fino a 38°C, mentre sul resto dell’Italia non si supera la soglia media dei 30°C, non si potrà parlare di onda di calore.

Ma c’è di più: per identificare un’onda di calore il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare che, ricordiamo, è organo ufficiale demandato dall’Organizzazione Meteorologica Mondìale, il campo di pressione al livello isobarico di 500hPa (5500 metri di quota) deve raggiungere valori pari o superiori a 5880hPa, con almeno 5900hPa al centro dell’alta pressione. Sono le caratteristiche tipiche che si riscontrano negli anticicloni di natura nord-africana.

Finora abbiamo parlato dell’Italia, ma negli altri Paesi? In Inghilterra, per fare un esempio, si parla di onda di calore quando la media delle temperature rilevate presso le stazioni meteo ufficiali fanno registrare valori superiori alla media del periodo di almeno 4°C. Anche gli Americani hanno le loro heat wave (ondate di calore): al di là dell’oceano è sufficiente trascorrere tre giorni con temperature massime pari o superiori a 32°C.

 

Autore : Luca Angelini