00:00 24 Settembre 2001

Kazakistan: un fascino selvaggio

Le grandi steppe disabitate, la recente visita del Santo Padre.

Kazakistan: un fascino selvaggio

Steppa e deserti: il Kazakistan è un paese per la maggior parte “vuoto”, desolato quasi. Il paese dei grandi spazi non riempiti, delle poche testimonianze storiche, delle città prive di attrazioni. Ma non è certo un paese in cui mancano le bellezze. Basta spostarsi verso le montagne del sud e dell’est. Vette come il Tian Shan, lo Zhungar Alatau e l’Altay sono uno spettacolo da non perdere. Con le loro cime perennemente ghiacciate, le valli ricoperte da foreste, i fiumi impetuosi e i laghi trasparentissimi.

Se non la storia, ci ha pensato la natura ad arricchire questa nazione. Altra eccezione è la capitale, Almaty, città cosmopolita e punto di snodo per il commercio e il turismo di questa zona dell’Asia.

Il Kazakistan tra tutte le ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale è la più grande. Ha un’estensione doppia rispetto a Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan messe assieme.

Si estende orizzontalmente dal mar Caspio alla Cina; verticalmente invece dalla Siberia alla catena montuosa del Tian Shan. Si trova quindi nel cuore della steppa eurasiatica (quella fascia di prateria che va dalla Mongolia all’Ungheria).

Tutto questo spazio è però abitato da pochissima gente: la densità di popolazione è la più bassa dell’Asia centrale. Potenzialmente però è uno stato davvero ricco: se n’è accorto molto bene l’occidente che ha imparato a investire nelle enormi risorse minerarie kazake. La fertilità della steppa del resto aveva già attirato gli imperi zarista prima e sovietico dopo.

Il Kazakistan fu infatti colonizzato molto prima degli altri paesi centroasiatici. Gli “invasori” trasformarono gran parte della steppa in terreni coltivati e vi costruirono anonime città industriali. E seppero sfruttarla bene anche da un punto di vista politico: vi trovarono infatti un territorio ottimo per confinarvi i dissidenti e gli indesiderati. Sudditi zaristi e cittadini sovietici trascorsero qui gran parte della loro vita come punizione alle loro idee sovversive. Tra questi, Dostoevskij, Trotzkij e Solgenitzyn.

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Autore : Redazione