Le domande dei lettori: il meccanismo delle quote neve in Appennino
Vi proponiamo un interessante quesito posto da un nostro lettore. Se anche voi avete dubbi, domande o curiosità sui fenomeni meteo non esitate a scriverci.

Buongiorno a tutti, vorrei fare una domanda relativa alla micro-area dei Sibillini, zona non molto favorevole alle nevicate a quote basse durante il transito delle perturbazioni atlantiche di novembre. A volte la quota neve, pur oscillando molto, si attesta su un livello medio intorno a 1500/1700, altre volte sale su valori molto elevati, fino a 2700-3000, tali che l’Appennino può non vedere un fiocco di neve per settimane. Perché l’atlantico può presentarsi con due facce così diverse? In questi giorni stiamo vivendo la fase più sfavorevole. Qualora l’atlantico dovesse rimanere protagonista ancora a lungo, c’è comunque una flebile speranza di neve abbondante sopra 1500/1600? Grazie.
Filippo Campanile
Risponde LUCA ANGELINI
Il meccanismo è molto più semplice di quanto in un primo momento si possa pensare e coinvolge non solo l’area microclimatica dei Sibillini, ma tutta la catena appenninica. Quando una perturbazione atlantica penetra sul Mediterraneo e investe la nostra Penisola non reca con sè sempre le stesse masse d’aria. Questo perchè le ondulazioni atmosferiche all’origine dei fronti atlantici possono presentarsi più o meno marcate, mettendo a stretto contatto tra loro masse d’aria più o meno estreme.
Il trucco sta proprio nel tipo di massa d’aria che si accompagna all’evento, alla traiettoria di ingresso sul Mediterraneo e a quella che la stessa assume nell’impatto con l’Appennino. Aria polare marittima che perviene con direzione occidentale subentrando a pregresse correnti subtropicali (Scirocco molto mite ad esempio) porta aria solitamente non particolarmente fredda, la quale mantiene le quote neve su valori elevati per la stagione in corso su tutto l’Appennino. La traiettoria inoltre penalizza in termini di precipitazioni i gruppi montuosi che si affacciano sull’Adriatico, posti al riparo dai primi rilievi tirrenici. In questi casi sui Sibillini non solo non nevica, ma può anche non piovere, in particolare sui versanti marchigiani.
Diversa è la situazione che vede la nostra perturbazione atlantica quale vettore di aria tipo artico-marittima. Quest’aria risulta molto fredda a tutte le quote. Per questo motivo tende a instabilizzarsi durante il transito sui nostri mari di ponente ( i primi che incontra), esaltando i contrasti interni alla perturbazione che vi si accompagna. Da qui il ribaltamento convettivo dell’aria fredda per mezzo di rovesci, nevosi a quote basse per la stagione in corso. La traiettoria inoltre, di solito maggiormente spigolosa, impone salti orografici tali da approfondire minimi secondari che fanno ondulare il fronte nuvoloso, permettendo alle precipitazioni una penetrazione su entrambi i versanti dell’Appennino. Ecco che la neve arriva anche sui Sibillini e sempre fino a quote basse per la stagione in corso.
Autore : Redazione