00:00 27 Febbraio 2007

Educhiamo le nuove generazioni a rispettare l’ambiente…

Per riflettere e capire senza usare luoghi comuni...

Educhiamo le nuove generazioni a rispettare l’ambiente…

E possibile che l’effetto serra esista. Se avete un acquario ed iniziate ad aumentare il numero dei pesci, senza aumentare la filtrazione, il carbone attivo e le stesse dimensioni dell’acquario, vedrete cosa succede.

Su cause e rimedi il litigio perdura ad ogni livello di discussione, dai bar ai G8. La sensazione è quella di stanchezza atavica nei bar e di rinvio ad oltranza nelle stanze dei bottoni. Oggi non decidiamo, forse domani si.

Purtroppo questo non è che il risultato di una cultura dove l’ambiente lo si subisce o lo si sfrutta, e non lo si vive e non lo si protegge come parte di noi stessi. Come se noi facessimo parte di un ecosistema privato, ed invece le piante, gli altri esseri viventi, le acque e l’aria del pianeta fossero solo un veicolo per nutrirci e per spostarci.

Ma chi mai ci ha insegnato a pensare in modo diverso? Le generazioni che oggi formano governi, parlamenti, vertici aziendali ed organi di cultura, sono nate nel periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni 80. Anni di grande boom economico, anni di caccia al benessere ed al potere. Anni in cui i figli dei contadini e dei minatori hanno potuto andare a scuola, laurearsi, migliorare le proprie condizioni sociali, affrancarsi al consumismo occidentale. Fin qui, nulla di male.

Però, nel contempo, nessuno aveva voglia, tempo e stimolo di pensare alla difesa del “Gufo della Garfagnana”, alla bio-diversità, alla raccolta differenziata, all’uso del contenitori per rifiuti, al risparmio energetico, all’effetto serra, alle piogge acide ed ai pesci morti nei fiumi.

Guardate un palazzo costruito negli anni 50-60-70: enormi caldaie centralizzate, spaventosi sprechi e dispersioni di calore, nessuna coibentazione termica.

Negli ultimi vent’anni, in Italia, molti passi avanti sono stati compiuti. Le leggi sono state scritte e spesso vengono anche fatte osservare, gli impianti produttivi hanno un impatto ambientale inferiore, e si sta facendo strada sempre più l’idea che “forse” l’ambiente è una risorsa che comincia a guastarsi per colpa nostra e che si deve fare qualcosa. Ma non possiamo più sperare che le associazioni volontarie e le ONLUS che parlano di natura ed ambiente siano sufficienti per dare una svolta culturale di cui c’è sempre più urgenza.

Serve formazione ed educazione, e serve in quegli anni di crescita nei quali si decide che cittadini vogliamo tra 15 e vent’anni. Serve nelle scuole inferiori e medie.

Non pensiamo per comodità o per pia illusione che le famiglie siano in grado di fornire ai più giovani la sensibilità ambientale di cui c’è bisogno; lo deve fare una scuola attrezzata, con insegnanti motivati e addestrati a trasmettere un programma di studio che comprenda chiari elementi di conoscenza ambientale. Dobbiamo dare ai nostri figli quella conoscenza che noi nemmeno immaginiamo.

Tutto ciò che viene fatto oggi in campo ambientale deve subire l’attacco o l’indifferenza di una stragrande maggioranza della gente che ritiene ogni iniziativa inutile e fastidiosa; a mio avviso l’unico modo per spezzare questo circolo e cominciare fin da subito ad educare le nuove generazioni a concetti tanto semplici quanto indispensabili: rispetto dell’ambiente che ci circonda, comportamenti di sostenibilità ambientale.

Dovremmo cercare di mettere un sindaco tra 15 anni nelle condizioni di togliere 10 addetti dallo spazzamento delle strade ed impiegarlo per riqualificare un’area urbana degradata. Perché tra 15 anni i cittadini sporcheranno di meno e chiederanno al loro sindaco di impegnarsi di più nella difesa e valorizzazione dell’ambiente urbano ed extraurbano.

Le nostre attuali generazioni maggiorenni continueranno a litigare ed a far passare il tempo tra rinvii ed interessi non ambientalmente consapevoli. Continueremo a far finta di non capire e di non sapere.

La nostra unica speranza è di far crescere una nuova classe di cittadini che inneschi la cultura ambientale che dovrà imporsi come cultura dominante nei prossimi decenni; temo che le alternative siano quelle dell’acquario sovraffollato.
Autore : Stefano Lemico