Le depressioni frontali
La teoria della scuola norvegese.
Il meteorologo norvegese Bjerknes formulò la teoria frontale dei cicloni.
Secondo la scuola norvegese appunto, quasi tutte le depressioni delle zone temperate si formano quando, in corrispondenza del fronte polare stazionario, dell’aria fredda assume una componente di moto verso sud e l’aria calda una componente verso nord.
Questi i vari stadi depressionari:
1 una linea frontale diritta separa una corrente occidentale calda da una corrente orientale fredda: il movimento delle due correnti è parallelo al fronte che si trova pertanto in equilibrio dinamico.
2 quando subentra una ondulazione le cose si complicano: si forma un fronte freddo ad W ed uno caldo ad E rispetto alla cresta dell’onda, in corrispondenza della quale la pressione diminuisce. Le isobare che vi si formano intorno delineano la configurazione tipica di una depressione frontale.
3 La depressione può approfondirsi con l’aria fredda che incalza e si incunea sotto l’aria calda provocandone il sollevamento.
4 L’estensione del settore caldo si riduce. In corrispondenza del minimo depressionario il fronte freddo ragiunge il fronte caldo dando origine ad una occlusione in cui l’aria calda, scorre ora attivamente sul cuneo freddo che retrocede, generando estesi corpi nuvolosi.
5 Quando l’aria calda è stata interamente sospinta in quota la depressione muore lentamente, sono passati dai 3 ai 5 giorni.
Autore : Redazione