00:00 6 Luglio 2009

Il temporale nel Torinese di domenica 5 luglio

Raccontato dal lettore Alberto Russo con foto in real time.

Il temporale nel Torinese di domenica 5 luglio

Spett.le Redazione di MeteoLive,
Il temporale di questa sera – 5 luglio – mi ha permesso di scattare molte foto da un punto di vista esterno al fenomeno, ma utile per vederne gli sviluppi e per la serie di effetti che si sono presentati con tempistiche ben precise.

Premetto che abito a Rivalta di Torino e da qui ho assistito agli effetti che andrò a descrivervi e che si sono verificati sul lato sinistro del temporale che risaliva dalla bassa valle Po (pinerolese) verso le zone esterne alla città di Torino, lato sud (Nichelino – Moncalieri circa).

La cella è rimasta pressoché stazionaria, compiendo un tragitto di una decina di kilometri o poco più in mezz’ora.

Un altro fenomeno nasceva nel cuneese e risaliva parallelo fino a unirsi al “mio” temporale a fine evento.

Verso le 20 la cella si trovava gia nella zona sopra indicata e cominciava, suppongo, a scaricare una massiccia dose d’acqua.

Sul lato rivolto verso di me, molto distante si vedeva una nube a mensola che indicava la forza di impatto del downburst.

Ma pochi minuti dopo questa nube prendeva le forme di una lunga roll-cloud, che si muoveva velocemente verso sud e contemporaneamente avanza verso di me.
Decido quindi di prendere la macchina fotografica.

Controllo il radar: fondoscala! E con forma tutta tonda, forse appare anche un uncino sul lato posteriore in un momento.

Mi riaffaccio al terrazzo e la nube era sempre più lunga, alta e veloce, addirittura arrivava e probabilmente si congiungeva all’altro temporale che impegnava la zona nord di Torino.

Passano altri 5-10 minuti e questa nube mi arrivava sopra la testa e la calma di vento che distingueva la presunta “quiete dopo la tempesta” veniva interrotta da folate di vento piuttosto intense e fredde.

Gli altostrati delle incudini sparivano sopra questa strana nube, gonfia, lunga e molto larga che si dirigeva verso ovest, andando a coprire nuovamente l’orizzonte limpido verso le montagne.

Cinque minuti, si calma un po’ il vento e io penso alla fine del fenomeno. Invece non proprio! La nube ancora corre e rotola fino ad arrivare contro la barriera prealpina, tende a scavalcarla e addirittura ha forza per creare ancora qualche cumulus mediocris.

Il pensiero ovviamente va al core del fenomeno, dove la forza dell’acqua nell’effetto caduta è stato capace di far correre per decine di kilometri l’onda d’urto del downburst.

Shelf cloud ne avevo viste, ma mai così intense e, ad oggi, questo evento rimane tra i più interessanti che abbia mai visto dalla mia cittadina.

Questa esperienza, un po’ didattica e sicuramente emozionante mi ha dato il suggerimento di preparare questo breve testo e inviarvelo, corredato di foto.
Autore : Alberto Russo