Destinazioni: Pitcairn, l’isola degli “ammutinati del Bounty”
Pitcairn si trova nell’Oceano Pacifico, a 5.300 chilometri a est della Nuova Zelanda
Quarantaquattro persone. Sull’isola di Pitcairn vivono quarantaquattro persone. Il censimento è del 2000, però. Nei primi mesi del 2001 può ben esserci stata una variazione del numero. E quando un posto è così piccolo e vi abita così poca gente, anche una nascita e un decesso rischiano di scombussolare la comunità e di sicuro fanno notizia. Quindi, a meno che ultimamente non sia nato o morto qualcuno, gli abitanti dell’isola di Pitcairn dovrebbero essere quarantaquattro. Tutti, o quasi, sono discendenti degli ammutinati del Bounty, sfuggono all’albero genealogico il pastore e il maestro di scuola.
Raggiungere l’isola non è facile, come non è facile per gli abitanti dell’isola mantenere un contatto con il resto del mondo. Non c’è un porto, la posta arriva a malapena ogni due mesi, e c’è un solo telefono satellitare.
Ci si affida alle navi crociera di passaggio da cui scende qualche turista curioso di vedere che faccia hanno i pronipoti degli ammutinati, e alle navi da trasporto che arrivano per lo più dalla Nuova Zelanda e che scaricano cibi e materiale necessario per la sopravvivenza. Eppure, vivere su un’isola così costa. Costa molto.
Costa soprattutto alla Gran Bretagna – sotto la cui amministrazione si trova Pitcairn – che a un certo punto si è stancata di far pagare a prezzi ridotti l’elettricità agli isolani e ha cominciato a pretendere qualche soldo in più. Il fatto però che soldi, tra le poche case di Pitcairn, non ne girano. Quel che si riesce a racimolare deriva dalla vendita ai turisti di qualche prodotto confezionato a mano e dei francobolli (sembra che abbiano anche un certo valore tra i collezionisti). Nulla di più.
Il problema elettricità ha fatto sì però che venisse affrontato, in qualche modo, il problema della sopravvivenza. E un risultato c’è stato, almeno a livello progettuale.
Se la Gran Bretagna, che amministra l’isola attraverso una commissione che ha sede in Nuova Zelanda, ha cercato di tirarsi indietro, si è fatto invece avanti un consorzio neozelandese, il Wellsey Pacific, che ha presentato una proposta miliardaria: trasformare l’isola in un paradiso turistico.
Due aeroporti (uno a Pitcairn, l’altro nella vicina isoletta di Oeno), un albergo con massimo trenta stanze (turismo sì, ma pur sempre esclusivo) e soprattutto il dieci per cento degli introiti alla piccola comunità dei discendenti di Fletcher Christian e i suoi compagni.
Il progetto agli isolani piace. Un po’ meno alle associazioni ambientaliste che temono un’invasione di vacanzieri in questo arcipelago rimasto incontaminato per duecento anni.
Scheda tecnica
Nome: Pitcairn Islands (l’arcipelago comprende Pitcairn, Oeno, Henderson, Ducie)
Area: 450 ettari
Popolazione: 44
Capitale: Adamstown
Origine: polinesiani ed europei
Religione: Chiesa Avventista del Settimo Giorno
Lingua: inglese (ufficiale); dialetto anglo-tahitiano
Moneta: dollaro neozelandese
Governo: dipendenza britannica
Capo dello Stato: Regina Elisabetta II
Governatore: Martin Williams
Principali occupazioni: agricoltura e pesca
Principali fonti di guadagno: manifatture e francobolli postali
Mesi migliori: luglio e agosto
Porti: sull’isola non ci sono porti, c’è solo un punto di approdo chiamato Bounty Bay
Collegamenti: non ci sono collegamenti regolari. Tre o quattro volte l’anno vi arrivano navi container dalla Nuova Zelanda, dagli Stati Uniti e dalle Indie Occidentali. A volte al largo dell’isola si fermano le navi crociera di passaggio
Permessi: per visitare l’isola è necessario richiedere un permesso che è valido per sei mesi
Alberghi: non ci sono alberghi, le case sono tutte di proprietà privata
A cura di www.marcopolo.tv
Autore : Redazione