Stagionali: dopo gli Americani anche gli Europei si accodano, autunno freddo
Secondo le analisi dei centri climatologici europei il trimestre autunnale si presenterà con un buon margine di sicurezza più freddo della norma su tutto il Vecchio Continente

Sarà stato il clima pre-invernale che già si respira in molti Paesi europei e che ha influenzato i già “freddi” calcolatori elettronici, sarà la particolare “dieta” numerica impartita ai modelli matematici di previsione stagionale, fatto sta che le proiezioni per la stagione appena iniziata sfornano a raffica carte dal colore prevalentemente blu.
Ora, non essendo sicuramente un problema di toner o di inchiostri delle stampanti di sicuro c’è dell’altro. Sì, perchè dopo le analisi pervenute dal NWS/NCEP americano e che via abbiamo proposto di recente, anche i centri di calcolo europei si stanno pian piano accodando ad un responso sempre più allineato.
Insomma l’autunno potrebbe essere freddo. Certo non dobbiamo andare molto lontano o scomodare Nostradamus per constatare che l’autunno è già freddo, e su tutto l’Europa. Il responso dei modelli stagionali, risultato grafico finale dei cosiddetti “outlooks”, ossia delle previsioni ragionate, pone le sue radici in qualcosa di sicuramente molto meno superficiale di una semplice illazione.
C’è inoltre da considerare che la statistica, inserita come contorno per smussare gli angoli degli outlooks, ci remerebbe contro, visto e considerato che usciamo dal decennio più caldo del secolo. E allora cosa potrebbe favorire le temperature sotto media previste per questi tre mesi, così come le vedono i modelli?
Scartata l’influenza sinergica già nota tra minimo solare (che c’è) e l’indice dei venti stratosferici negativo (QBO-, che non c’è), l’unica possibilità per avere scambi meridiani produttivi in termini di freddo potrebbero essere ricercati nella fase dell’ENSO (oscillazione Nino e Nina) prevista neutra, se non debolmente orientata verso la Nina (Nina like), e nell’onda temporalesca equatoriale (indice MJO).
Proprio il connubio tra questi due fattori potrebbe spingere la circolazione atmosferica ad inalberare talora scambi meridiani con tanto di blocco delle correnti atlantiche. In questo caso, che è poi quello che in estrema sintesi vedono gli output dei modelli, potremmo avere a che fare con flussi freddi di tipo continentale provenienti da nord-est. Se così fosse l’autunno, tagliato fuori dagli apporti atlantici, potrebbe privarci delle sue preziosissime piogge. Le precipitazioni difatti dipenderebbero essenzialmente da contrasti termodinamici, sbarramenti orografici o da gocce di aria fredda presenti in quota, con una affidabilità tutta da verificare.
Autore : Luca Angelini
