00:00 17 Dicembre 2008

Il clima degli ultimi 50 anni, cosa è cambiato veramente? (Quarta parte, gli anni ’90)

Esaminiamo quali furono gli eventi salienti che caratterizzarono gli anni'90. Dopo la svolta del decennio precedente la circolazione atmosferica presenta una ulteriore sostanziale virata portandoci a fare conoscenza con il ciclope dei deserti, l'anticiclone nord-africano

Il clima degli ultimi 50 anni, cosa è cambiato veramente? (Quarta parte, gli anni ’90)

Dopo i botti finali dei gelidi inverni a metà anni’80, la stagione fredda appone il cartello “chiuso per ferie” e inizia la sua lunga fase di latitanza, che dura tutt’oggi anche se saltuariamente interrotta con qualche isolato spunto d’orgoglio.

Il nuovo decennio si presenta con il primo e il più indimenticato dei non inverni: il 1989-90. Fu proprio in quell’occasione che il nostro Stivale e gran parte del Mediterraneo fecero la brutale conoscenza con il grande ciclope del deserto, l’anticiclone nord-africano.

Uno degli elementi che prese sempre più piede nel corso degli anni ’90 fu la sinergia tra rialzo di latitudine della fascia anticiclonica subtropicale e, per forza di cose, accelerazione della corrente a getto con conseguente approfondimento del vortice polare.

Gli indici AO (oscllazione della pressione tra l’Artico e le medie latitudini) e il suo ramo atlantico, ossia la NAO, passano ovviamente in terreno prevalentemente positivo. Questo devia il flusso umido proveniente dal’oceano e le relative perturbazioni verso l’Europa centrale e settentrionale, lasciando sempre più all’asciutto le nostre regioni, in particolare quelle di nord-ovest.

Le cose vanno un po’ meglio per quanto riguarda invece le regioni centro-meridionali a causa di una certa anomalia negativa di pressione che vede spesso infilarsi qualche vortice depressionario, sia dal basso Atlantico (in gergo è il classico effetto tunnel), sia da settentrione, con qualche infiltrazione di aria più fredda in stentato stile “retrogressione”.

In questi anni si compiono anche forti cambiamenti dall’altro lato del Pianeta. In particolare il Pacifico risulta attraversato da correnti sempre più tiepide. Lo testimoniano i frequenti episodi di El Nino con il picco record del 1997/98.

Lo testimonia anche l’indice decennale PDO, anch’esso risalito in terreno positivo (e rimasto tale fino al settembre del 2007). Il Pacifico settentrionale in sostanza era colmo di acque più calde le quali racchiudevano un nocciolo freddo nei settori centro-occidentali.

Tutta le correnti che scorrevano ai comandi di questa disposizione termica oceanica andavano a gonfiare gli anticicloni subtropicali proiettando l’Italia in un vero e proprio Global Warmng psicologico ( e reale).

Il tutto fu condito anche dal passaggio in terreno positivo di un altro importantissimo indice oceanico: l’AMO. Quest’ultimo in pratica altro non è se non una spia dello stato di salute della Corrente del Golfo. In quegli anni ingenti masse di acqua calda sospinte dalle zone subtropicali verso nord giunsero a ridosso delle coste europee introducendo una ulteriore deviazione nei confronti delle piovose correnti atlantiche.

Il risultato fu quello di inverni corti e spesso tiepidi, estati calde e soprattutto stagioni nel loro complesso tendenzialmente sempre più asciutte, soprattutto al nord, posto al riparo dalla catena alpina la quale si frapponeva regolarmente ai gà striminziti refoli perturbati che sfuggivano dalle depressioni nord-europee. Inizia la crisi idrica, in particolare sul settentrione d’Italia.
Autore : Luca Angelini