00:00 14 Settembre 2010

Le correnti a getto: il fiume d’aria regista del tempo

Cosa sono e come si riconoscono sulle carte

Le correnti a getto: il fiume d’aria regista del tempo

Il flusso dell’aria raggiunge valori particolarmente elevati in corrispondenza di quelle correnti che Rossby nel 1947 chiamò "jet streams" (correnti a getto).

Secondo l’Organizzazione meteorologica Mondiale, "una corrente a getto é una corrente forte, almeno 60 nodi, e stretta, ad asse quasi orizzontale, caratterizzata da forti gradienti verticali e laterali della velocità del vento e da uno o più massimi di velocità."

La sua velocità é soggetta a variazioni stagionali. Su una carta isobarica, una corrente a getto si individua facilmente: basta guardare dove le isoipse sono più ravvicinate.

La zona di contatto tra l’aria di origine polare e quella di provenienza subtropicale si definisce fronte polare: al suo interno le masse d’aria adiacenti si rimescolano lentamente per turbolenza.

Al limite superiore della zona frontale si muove a velocità elevatissime la corrente a getto del fronte polare.

Nel nostro emisfero il getto polare ha di solito le seguenti caratteristiche:

-forma tubolare appiattita
-andamento sinuoso e notevole estensione
-forte variazione dei massimi di velocità
-tendenza a biforcarsi in prossimità di un continente.
-l’aria accelera in entrata e decelera in uscita

Laddove la corrente diverge, alleggerendo la colonna d’aria sottostante, vi è una diminuzione della pressione al suolo e si innesta un vortice ciclonico, ove l’aria che vi converge viene costantemente richiamata verso l’alto per compensare quella allontanata dal flusso divergente del getto.

Laddove invece il flusso converge, ammassando aria nella colonna sottostante, vi é un aumento della pressione al suolo con l’aria che assume un senso di rotazione anticiclonico.

Autore : Alessio Grosso