00:00 2 Agosto 2006

Come sarà il CLIMA europeo del futuro? Pessimo per i “serristi”, scettici gli altri scienziati

Previsioni nerissime da qui al 2070 secondo gli scienziati serristi: Europa sempre più calda, siccità e incendi in aumento, energia, agricoltura e turismo in crisi.

Come sarà il CLIMA europeo del futuro? Pessimo per i “serristi”, scettici gli altri scienziati

A seguito delle stranezze climatiche che si sono registrate anche in Europa negli ultimi anni, sempre più nazioni sono interessate a sapere, attraverso il parere degli scienziati, come evolverà la situazione nei prossimi anni, almeno in linea generale.

Congeleremo o ci surriscalderemo sempre di più? L’opinione scientifica si divide com’è noto in 2 grandi scuole di pensiero: i “serristi” e per così dire i “freddisti”.

Quest’oggi vi proponiamo alcune tesi avanzate dai “serristi”, ossia quei ricercatori che sono convinti che siano le attività antropiche a portare il Pianeta verso il surriscaldamento e che alimentano il celeberrimo “effetto serra”.

In base ad uno studio che ha coinvolto 8 Paesi europei, coordinati da Jean Palutikof, esperto climatologo mondiale e presentato al centro internazionale di studi dei cambiamenti climatici Climatic Research Unit di Norwich, Gran Bretagna, avverranno numerosi cambiamenti nel clima del vecchio Continente: le temperature saliranno così tanto da modificare usi, costumi e da incidere sull’economia.

La ricerca, durata 3 anni e basata su modelli statistico-matematici ha svolto delle previsioni climatiche sino al 2070 con le relative conseguenze su bacini d’acqua, turismo, agricoltura, boschi, approvvigionamento energetico e sicurezza.

Le ondate di caldo saranno più intense e persistenti, mentre le stagioni fredde saranno più brevi. I giorni con temperature sotto lo zero diminuiranno fino a quattro mesi nel nord Europa entro il 2070. Le zone mediterranee subiranno lunghi periodi di siccità d’estate e piogge torrenziali con allagamenti d’inverno, i temporali invernali aumenteranno soprattutto nell’Europa dell’ovest. Per quel che riguarda le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici, risentiranno della nuova situazione i settori del turismo, dell’energia, della sicurezza.

In crisi anche lo sport invernale sulle Alpi dove sarà possibile sciare solo con la neve artificiale, con un aumento dei costi: lo spessore della neve diminuirà infatti del 20-30% entro il 2020. I periodi di siccità intensa e prolungata cambieranno le abitudini degli europei in fatto di vacanze estive: le ferie primaverili saranno preferite rispetto a quelle di ferragosto e gli abitanti del sud Europa dovranno spostarsi più a nord, in cerca di refrigerio.

L’agricoltura subirà delle perdite a causa della riduzione dei raccolti. Le colture infatti avranno un periodo di crescita minore, saranno possibili maggiori stress termici durante il periodo della fioritura e un maggior rischio di allagamenti durante quello della semina. Queste condizioni saranno avvertite con maggiore entità nel sud del Mediterraneo e nel nord Africa.

È atteso anche un maggior rischio di incendi dei boschi per un aumento di giorni secchi e caldi. L’estate del 2003 è stata la più calda dal 1500, e in quel caso sono andati distrutti per incendio mezzo milione di ettari di foreste nell’Europa del Mediterraneo. E ogni ettaro costa all’economia europea dai 1000 ai 5000 euro. Anche la produzione dell’energia idroelettrica in Europa è a rischio in condizioni di temperature estreme. In Germania nel 2003 si sono ridotte del 20% le capacità di produzione di energia idroelettrica in agosto, per il caldo eccessivo. Infine, considerato il tasso di rischio maggiore di calamità naturale, aumenteranno in proporzione i premi assicurativi per i beni immobili.
Autore : Simone Maio