00:00 27 Aprile 2004

I raggi UV possono combattere l’inquinamento delle acque

Le sostanze invisibili che spesso avvelenano le nostre acque potrebbero avere vita breve con un utilizzo opportuno dei raggi UV.

I raggi UV possono combattere l’inquinamento delle acque

Avete presente un meraviglioso laghetto alpino incastonato tra abeti e ghiacci secolari? Oppure un candido ruscello che sgorga in qualche stretta vallata e non aspetta altro che noi ne gustiamo le fresche acque?

Ebbene, molto probabilmente anche questi luoghi ameni e apparentemente incontaminati sono stati raggiunti direttamente, per colpa di qualche scarico illecito, o indirettamente, per agenti trasportati da venti o precipitazioni, da sostanze inquinanti.

Man mano che si scende a valle e ci si avvicina ai grandi centri urbani, lo stato e la qualità delle acque di fiumi, laghi e mari, peggiora, sia chimicamente che batteriologicamente. Si trovano ormai tracce di colibatteri in un numero sempre crescente di sorgenti e pozzi.

Non è però il caso di rassegnarsi e, in attesa che prima o poi ci decidiamo a ridurre drasticamente le immissioni di inquinanti, è interessante conoscere ciò che alcuni scienziati del National Institute of Standards and Technology (NIST) degli Stati Uniti hanno scoperto e pubblicato sulla rivista “Environmental Science & Technology”.

I raggi Ultra Violetti o UV, non sono visibili ad occhio nudo ma vengono prodotti in una certa lunghezza d’onda anche dal sole in ogni istante. Amplificando questa lunghezza d’onda (tecnicamente parlando, fino a 2550 angstrom, ossia 255 nanomentri) si ottiene un germicida straordinario ad azione immediata.

Questa tecnica non ha controindicazioni: le acque non subiscono variazioni di temperatura, non vengono inquinate da altre sostanze prodotte da reazioni chimiche, non può esserci alcun pericolo da sovradosaggio.

Alcune applicazioni pratiche sono state sperimentate con successo per ridurre in modo sostanziale i sedimenti tossici nel letto di alcuni fiumi. Usando fasci di elettroni e luce UV sono stati eliminati i PCB (o bifenili policlorurati) che finiscono nella catena alimentare aumentando il rischio di cancro negli esseri umani.

Qual è l’ostacolo principale ad un uso più massiccio di questa tecnica? Ovviamente il costo e anche la difficoltà di portare sui luoghi da decontaminare tutti i macchinari in grado di produrre questi raggi.
Autore : Simone Maio