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REPORTAGE PUGLIA: la convergenza dei venti di brezza sulla Penisola Salentina (Seconda parte)

In Puglia le zone che risentono di più intensi venti di brezza sono il Tavoliere delle Puglie, sia perché perfettamente pianeggiante, sia per la sua vicinanza al golfo di Manfredonia e per motivi analoghi, la costa jonica compresa fra Taranto ed il confine con la Basilicata. In altre zone la vicinanza dei rilievi (Murge, Gargano) non permette la formazione di un regime di brezze molto intenso.

In primo piano - 19 Giugno 2007, ore 09.56

La penisola salentina, per via della particolarissima geometria delle sue coste e per la concomitante influenza termica di due mari su quasi tutto il suo territorio, è caratterizzata da un regime di brezze molto complesso, ma mai molto intenso. L’intera area, infatti, essendo caratterizzata da una larghezza di non più di 40-50 Km da costa a costa, risente di un riscaldamento estivo diurno limitato dalla contemporanea influenza del mare Adriatico e del mare Jonio e comunque particolarmente intenso solo lungo l’asse mediano della penisola (zona del Tavoliere di Lecce) e questo fattore, chiaramente, limita il divario barico tra aree costiere e zone interne che è alla base della generazione dei venti di brezza. L’altro fattore menzionato, cioè la complessa geometria delle sue coste, determina un regime di brezze di mare caratterizzato da venti che, nelle ore centrali del giorno, provengono mediamente dal III quadrante sulla costa jonica, dal I quadrante sulla costa adriatica a Nord di Otranto e dal IV quadrante sulla stessa costa a Sud di Otranto; locali scostamenti nella direzione rispetto a questa rappresentazione sono da ricercarsi nell’orientazione locale della linea di costa e nell’influenza del vento sinottico sulla direzione delle brezze. Utilizzando i dati sulle direzioni dei venti delle stazioni anemometriche dell’Università di Lecce: Minervino di Lecce (sul versante adriatico), Parabita (sul versante jonico) e Lecce (nell’entroterra salentino) è stato possibile condurre un’analisi sul regime delle brezze nel 2003, utilizzato come anno rappresentativo. L’individuazione dei venti di brezza in quest’area risulta alquanto difficile a causa della particolare morfologia della penisola salentina, nella quale nessuna località è distante più di 20-25 Km da uno dei due mari e comunque non più di 35 Km dal mare più lontano. Per questo motivo solo la ristretta fascia costiera è chiaramente interessata da una brezza diurna proveniente dal mare antistante, mentre le zone appena più interne possono essere interessate ora dalla brezza adriatica, ora da quella jonica e la linea di convergenza di questi due venti contrari è estremamente variabile e dipendente dal vento sinottico presente al momento, che può spostarla anche in prossimità della costa opposta. Tale situazione è unica nel suo genere in Italia, in quanto il Salento è l’unica penisola del territorio nazionale ad essere priva di rilievi ed è sufficientemente stretta da permettere la convergenza dei due venti di brezza. Dallo studio realizzato nelle stazioni di Parabita e di Minervino, è emerso che nel 2003 in 46 casi (circa il 37% sul totale) sono stati registrati venti di brezza provenienti dal mare prospiciente (con direzione media alle 14:00 di 103° a Minervino e di 242° a Parabita), negli altri, invece, o è prevalso il vento sinottico, o lo stesso ha agevolato l’insorgenza della brezza proveniente dal mare più distante. Molto interessante, in questo tipo di analisi, risulta lo studio del regime delle brezze nella stazione di Lecce. Questa stazione, trovandosi a poco più di 16 Km dal mare Adriatico ed a circa 20 Km dal golfo di Taranto, spesso è attraversata dalla linea di convergenza delle brezze provenienti dai due mari, tanto che, nei casi nei quali le stazioni prossime alle coste (Minervino e Parabita) alle 14:00 registravano vento di mare (la prima da Est, la seconda da Ovest), per 17 volte (il 37% sul totale) la stazione di Lecce risentiva della brezza del mare Jonio (nonostante la sua maggiore lontananza da esso) e nelle altre 29 era interessata dalla brezza dell’Adriatico, questa decisamente più frequente anche perché spesso agevolata, nel suo percorso verso SO, dal vento sinottico mediamente di Tramontana. D’altra parte questo è uno dei motivi per cui le coste joniche risentono di temperature diurne estive generalmente più elevate rispetto a quelle che si registrano sulle coste adriatiche a parità di quota, giacché le prime sono mediamente interessate da venti che soffiano dall’entroterra e che limitano l’efficacia delle brezze di mare, mentre le seconde sono prevalentemente interessate da venti che spirano dal mare. Per una più precisa individuazione della linea di convergenza delle due brezze sarebbe necessario disporre di una serie di misurazioni anemometriche contemporanee da costa a costa, lungo una linea trasversale rispetto all’asse della penisola salentina. La totale mancanza di rilievi all’interno dell’area presa in esame e la forte influenza del mare che in Estate tende a stabilizzare le masse d’aria sono fattori che certamente non agevolano il sollevamento verticale che è alla base della formazione dei temporali termoconvettivi tipici dei pomeriggi estivi. Tuttavia la presenza del complesso sistema di brezze di mare appena descritto determina, in certe zone, la confluenza di un sistema di venti, gli uni provenienti dallo Jonio (da Sud-Ovest), gli altri dall’Adriatico (da Nord-Est a Nord di Otranto, da Sud-Est a Sud di Otranto) che, in corrispondenza della zona di convergenza descritta nel paragrafo precedente, possono dar origine ad un sollevamento verticale delle masse d’aria a cui, eventualmente, possono essere associate locali precipitazioni. Sono, comunque, fenomeni piuttosto rari, proprio perché non agevolati dall’orografia locale; tuttavia nell’Estate del 2003 per due volte il regime delle brezze ha dato origine a precipitazioni. In particolare l’1 Giugno tra le ore 13:00 e le 13:50, mentre la fascia adriatica del Salento (Minervino di Lecce) risentiva della brezza dell’Adriatico e la fascia jonica (Parabita) era interessata dalla brezza del golfo di Taranto (ed erano entrambe in assenza di pioggia), la stazione di Lecce registrava un accumulo di 16,2 mm di pioggia in meno di un’ora. Questi due episodi sembrerebbero indicare che nella zona di confluenza dei due venti di brezza (Tavoliere di Lecce), in certe condizioni, la massa d’aria trasportata dalla brezza dell’Adriatico (più fredda) tenderebbe ad insinuarsi al di sotto di quella sospinta dalla brezza dello Jonio (più calda), sollevandola: tale sollevamento verticale può essere localmente esasperato dall’intenso riscaldamento diurno del suolo e quindi dare origine, su queste zone, allo sviluppo di nubi cumuliformi eventualmente associate a temporali termoconvettivi. La situazione appena descritta è semplificata che indicano come, durante i mesi, in presenza della brezza e di un debole flusso sudorientale, si registra una moderata convettività all’interno della penisola salentina, con precipitazioni in media superiori a quelle delle zone costiere. Per poter delineare con maggiore precisione la ricorrenza di questi fenomeni e le condizioni termodinamiche che sono alla base, sarebbero utili osservazioni diurne estive per un sufficiente numero di anni dello stato del cielo, del regime dei venti e delle precipitazioni in diverse zone poste nell’interno della penisola salentina e sulle relative coste. Per la stesura del presente articolo si ringraziano i colleghi del C.N.R. – I.S.A.C. di Lecce, nonché tutti i colleghi del Dipartimento di Scienza dei Materiali dell’Università di Lecce, in particolar modo il Prof. Ruggiero e la Prof.ssa Di Sabatino di Fisica dell’Atmosfera, il Prof. Diego Brando e il Sig. Gennaro Rispoli.

Autore : Prof Pier Paolo Talamo

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