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Pioggia e neve? Ecco i meccanismi che innescano le precipitazioni

Per quanto possa apparire banale e scontato, i fattori che determinano o meno la caduta di una precipitazione dalle nuvole segue meccanismi complessi e non ancora del tutto conosciuti.

In primo piano - 7 Febbraio 2008, ore 11.09

Quante volte ci sarà capitato di assistere ad una copertura nuvolosa compatta, plumbea e minacciosa ma assolutamente sterile. Nonostante le condizioni appaiano ideali e la precipitazione imminente ecco che pioggia o neve non cadono, anche per giorni interi. Quante altre volte ci sarà invece capitato di osservare le nostre meteore cadere da una nuvola quasi invisibile o da un cielo poco nuvoloso e spesso anche con la presenza sole. Quali sono i meccanismi che decidono se da una nuvola debba piovere o meno, se debba nevicare o no? Molti studi si sono concentrati da anni su questo affascinante argomento ma ancora oggi l'approfondimento delle dinamiche precipitative ci pone molti dubbi a causa di alcune lacune dovute alle difficoltà materiali di condurre tali osservazioni. Una teoria universalmente conosciuta e accettata che descrive come possa formarsi velocemente una precipitazione in seno ad una massa nuvolosa si basa essenzialmente sulla temperatura entro la quale si trova il nostro spessore nuvoloso e ci riconduce a due meccanismi simili ma distinti. A tal proposito occorre ricordare che in fase di condensazione le minuscole goccioline che formano una nube sono soggette al fenomeno della sopraffusione. In sostanza si trovano allo stato liquido anche in ambiente sotto zero. Questa situazione si trova nella stragrande maggioranza dei casi di nubi dalle quali cadono precipitazioni. Ora, laddove le nostre goccioline sopraffuse si trovino ad impattare contro particelle solide in procinto di cadere, ma non ancora cadute a causa delle correnti ascensionali, vanno incontro al fenomeno detto "brinamento", meglio conosciuto dagli addetti ai lavori come "riming". L'urto ripetuto tra queste particelle di diversa consistenza inducono le gocce più piccole ad accorparsi ai cristalli di ghiaccio permettendo cosi l'accrescimento della particella stessa finchè quest'ultima raggiunge il peso sufficiente che le permette di non essere più sostenuta dalle correnti ascensionali e quindi di precipitare. Il secondo caso prevede una massa nuvolosa interamente caratterizzata da temperature al di sopra dello zero. Le nostre goccioline in fase di condensazione incontreranno gocce più grandi in procinto di cadere ma non ancora precipitate a causa del sostentamento impresso dalle correnti ascensionali. Gli urti successivi favoriscono la crescita delle gocce secondo il fenomeno noto come "coalescenza" finchè il peso le fa precipitare. Un ultimo appunto: gli studi compiuti in materia hanno appurato che le nubi miste solitamente favoriscono la formazione della precipitazione a causa del peso molto diverso tra goccioline e cristalli di ghiaccio che indurrebbe ad una maggiore probabilità dell'urto reciproco che sta alla base della genesi precipitativa.

Autore : Luca Angelini

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