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Nuovo rapporto dell'IPCC sul cambio climatico: tanto per cambiare getta benzina sul fuoco

Il nuovo rapporto dell'IPCC sui cambiamenti climatici non potrebbe risultare che catastrofico, visto che l'esistenza di questa Commissione si basa su quanta drammaticità riesca ad esprimere nei suoi rapporti sulle conseguenze delle attività antropiche sul riscaldamento globale.

Editoriali - 28 Settembre 2013, ore 09.33

Non si capisce francamente perchè l'IPCC non getti la maschera: fa sorridere infatti che il ruolo dell'uomo nei cambiamenti climatici si limiti "solamente" al 95%, bastava dire 100% e sarebbe finita lì, invece continua questa messinscena della presunta residua incertezza, giusto per mostrare al mondo che la loro imparzialità è indiscutibile. Incredibile peraltro l'errore riportato sul Corsera, in cui un giornalista ritiene che quella percentuale sia riferita agli scienziati "convinti" del ruolo importante dell'uomo nel cambio climatico e non all'impronta che lascerebbe sul clima, per lui solo il 5% degli scienziati risulterebbe ancora scettico, in realtà non è assolutamente così e questa è palese disinformazione.

RALLENTAMENTO del RISCALDAMENTO:  l'IPCC, pur visibilmente seccato da questo inopinato rallentamento nella crescita della temperatura, si è affrettato a spiegare che la Terra sta continuando a riscaldarsi, anche in questi anni di relativa stasi termica o di intervallo. Il riscaldamento dal 98 ad oggi è stato di 0,05°C, un dato che francamente fa sorridere. Oltretutto ne viene ricondotta magari la causa all'attenuazione dell'attività solare, commettendo un errore marchiano. Quale? Quello di ammettere che ci sono altri soggetti che favoriscono il cambiamento climatico e molto più potenti dell'uomo, visto che è bastata questa breve fase di quiescenza del sole per far rientrare l'aumento della temperatura in una manciata di anni. E non è stato tenuto in alcun conto che anche nei prossimi anni l'attività solare potrebbe risultare particolarmente bassa. 

POLO SUD ILLUDE: ne abbiamo anche per il Polo Sud, che sperava di farla franca: l'apparente situazione di crescita dei ghiacci antartici, che ogni anno fanno segnare nuovi record di estensione, in realtà è un segnale chiaro di global warming. Al giornalista che fa notare la crescita dei ghiacci antartici si limitano a rispondere: "è come quando si scioglie un gelato su un piatto, sembra più esteso, ma lo spessore si riduce, fa caldo anche al Polo Sud" ed è comunque colpa dell'uomo che ha provocato lo spostamento delle correnti marine proprio a sud, dove si ammassa dunque tutto il freddo. Inoltre il ghiaccio che fonde getta in mare acqua dolce e fredda che fa formare del ghiaccio superficiale. Capito? Comunque la giri va tutto storto.
Oppure per spiegare la frenata nel riscaldamento si tirano in ballo le grandi capacità di assorbimento di calore da parte delle profondità oceaniche, dove tanto per cambiare è stato registrato un forte riscaldamento sino a 2000m di profondità.

MANN la spara grossa:  secondo Michael Mann, della Pennsylvania State University, non bastano 125 mila anni per trovare temperature più alte di quelle attuali, calpestando in un secondo tutto l'optimum climatico medievale.

POLO NORD: si è naturalmente glissato sull'aumento della concentrazione di ghiacci al Polo Nord per questo 2013, ma si è rimarcata l'eccezionale fusione del 2012, liquidando il 2013 al sesto posto nella classifica delle minore estensione di ghiacci di sempre, come se peraltro la cosa implicasse necessariamente chissà quali catastrofi, come se schiacciando un bottone ed eliminando di colpo tutte le emissioni, il ghiaccio potesse e volesse tornare quello del 79, come se l'uomo potesse davvero decidere a comando quanto ghiaccio inserire nel freezer del Polo.   

IL MARE SALE, SALE, ma non troppo: riviste parzialmente al ribasso le stime di crescita del livello dei mari, si è passati ad un prudente 40-62 centimetri, rispetto ai dati del 2007 che parlavano di una salita massima di ben 82 cm.

 


Autore : Report di Alessio

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